I GIORNI CHE SEGUIRONO LA LIBERAZIONE

Il 9 novembre del 1944 Forlì fu liberata dall’invasione nazista. Fu un evento drammatico che sancì il ritorno alla speranza riaprendo le strade al futuro. Ma cosa successe subito dopo? Cosa avvenne a Forlì nei giorni che seguirono la Liberazione?

Una delle immagini simbolo della Forlì devastata dalla guerra. Lo scatto è stato realizzato nell’attuale via Colombo.

In quel 9 novembre le truppe Alleate entrarono in città mentre Partigiani e Gappisti occupavano il centro storico. Il sindaco Agosto Franco, assieme ai componenti del Comitato Nazionale di Liberazione Nazionale, raggiunse la sede municipale e prese possesso civile della città con l’intento di organizzare i servizi più urgenti. Nel palazzo s’insediarono anche il CLN e il Comando Partigiani. Ma nel pomeriggio, testimoniano i documenti ufficiali dell’Amministrazione comunale: le artiglierie tedesche si accanirono contro la piazza Saffi e quindi contro la sede del Comune. Così fu dovuta abbandonare tale sede che già era stata seriamente colpita anche in precedenza. La sede provvisoria dell’Amministrazione locale fu realizzata nei locali del palazzo Pettini, l’edificio che oggi chiamiamo palazzo Albertini: quella che fu la casa del Fascio fino a poche ore prima. Nell’edificio littorio si insediò anche il Governo Militare Alleato. Poi, poco a poco i lavori riportarono alla normalità il palazzo comunale e gli uffici si spostarono nella residenza ufficiale. Nel marzo del 1946 però, la sala del Consiglio comunale non era ancora pronta ad accogliere le sedute.

Dopo la nomina a sindaco di Franco da parte del Governo Militare Alleato su indicazione del CLN, convertita poi in quella di Commissario prefettizio, fu costituita una Giunta a rappresentanza dei singoli partiti facenti parte dello stesso Comitato di Liberazione come previsto dalla legge 4 aprile 1944 n.111. Il suo insediamento porta la data del 19 dicembre dello stesso anno. Furono chiamati due vice sindaci: Nullo Borini e Sivio Zavatti al quale successe Alberto Valbruzzi.

Di seguito sono indicati i nomi dei componenti che appaiono (anche in tempi diversi e dopo le sostituzioni) nelle liste della Giunta Municipale tra il 1944 e il 1946. Quelli in grassetto risultano nel primo elenco:
Agosto Franco, PC, sindaco
Giovanni Bazzoli, PA
Aldo Lombardini, PA
Guglielmo Saviotti, PC
Alberto Ciani, PC
Nullo Borini DC, vice sindaco
Giulio Zapighi, DC
Mario Laghi, PIL
Primo Stefani, PIL
Aurelio Balilla Maltoni, PR
Silvio Zavatti, PR, vice sindac
o
Alberto Valbruzzi
Alessandro Schiavi, PS
Antonio Cicognani, PS

Arnaldo Foschi
Luigi Rubboli
Loris Boschi

Nonostante Il fronte si fosse allontanato dalla città di pochi chilometri la Giunta “straordinaria” aveva già iniziato a lavorare. Dopo il 9 novembre i tedeschi avevano continuato a colpire con le artiglierie e i forlivese erano stati costretti a vivere ancora un po’ di tempo nei rifugi e nelle cantine. Forlì appariva un tumulto di strade devastate e di edifici abbattuti dai bombardamenti degli Alleati. Gli sfollati erano un grande numero. La città era stata l’obiettivo di 200 incursioni e delle demolizioni effettuate dai tedeschi in ritirata. I numeri che proprio l’Amministrazione comunale fornì in quegli anni sono imponenti: 200 case distrutte, 4000 danneggiate, 500 inabitabili. Danneggiate: 41 scuole, 43 chiese, 13 edifici governativi e provinciali, 8 stabilimenti industriali, la quasi totalità dei ponti e ponticelli stradali, l’ospedale, il museo, un monumento: quello ad Aurelio Saffi nella piazza maggiore. Tra gli edifici pubblici distrutti dai tedeschi in ritirata vi sono: la Torre civica, il teatro, gli impianti dell’Officina gas e acqua e il torrione/serbatoio, il Cimitero monumentale, le scuole di viale della stazione, il Foro boario, il campanile del Duomo, la torretta degli Uffici statali e molto altro ancora.

Il torrione dell’acquedotto fatto saltare dai tedeschi nell’ottobre del 1944. Immagine tratta da “Attività dell’Amministrazione Comunale” 1946 1951.

I principali servizi pubblici erano in rovina e tragici erano i problemi degli alloggi, dell’assistenza e del lavoro. Quello dell’alimentazione era il più grave. Al 9 di novembre nessun mulino era in grado di funzionare e l’assenza della farina fu colmata nei primi giorni dal Governo Militare Alleato che ne fornì 1000 quintali. Molti forni erano danneggiati e quelli funzionati servivano le truppe. Immediato fu l’intervento, con il necessario aiuto delle forze alleate, di ripristino del canale di Ravaldino che sul territorio alimentava 5 mulini. Per dar legna ai forni si dovettero inoltre sacrificare il verde dei viali e dei parchi pubblici e privati. Furono riorganizzati i mercati ortofrutticoli. Le strade furono liberate per la circolazione e con l’aiuto della Cassa dei Risparmi di Forlì furono accantonati nei frigoriferi comunali 650 quintali di carne congelata. Soltanto qualche mese dopo la Liberazione l’Ufficio tecnico comunale riuscì ad avviare un’attività organizzata. Assieme al Governo militare avviò le prime riparazioni urgenti e lavorò ad un piano di ricostruzione. Ovunque ci si voltasse c’erano incognite da affrontare: assistenza, lavoro, controlli, riorganizzazione degli uffici, situazione finanziaria del Comune, acqua, gas, scuole… E le liste elettorali.

Con le elezioni amministrative del 31 marzo del 1946 la Giunta transitoria terminò, dopo un anno e mezzo di duro lavoro, il proprio compito. Agosto Franco fu rieletto sindaco. Lo aspetteranno 5 anni durissimi.

Le notizie che hanno reso possibile la presente voce sono per la maggior parte tratte dai resoconti ufficiali dell’Amministrazione comunale dal novembre 1944 al maggio 1951.

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