SAN MERCURIALE VESCOVO

San Mercuriale benedice la città di Forlì. Ai suoi piedi il drago sconfitto. Giacomo Zampa, seconda metà del XVII secolo. Abbazia di San Mercuriale.

Mercuriale viene indicato come il primo vescovo di Forlì. Le sue reliquie sono custodite in due luoghi sacri della città: nell’abbazia di San Mercuriale, dove viene conservato lo scheletro, e nella chiesa della SS. Trinità, dove un’urna ne contiene il cranio.

Un prezioso studio scientifico condotto sulle reliquie nel biennio 2018-2019, ha stabilito che testa e corpo appartengono alla stessa persona: un uomo vissuto tra il II e il III secolo la cui provenienza è verosimilmente l’Armenia. La ricerca ha quindi indirizzato la datazione della santa esistenza verso un periodo antecedente a quanto mediamente vorrebbero tradizione e folclore. Anche il miracolo più famoso compiuto da San Mercuriale, quello che coinvolse Galla Placidia e Ataulfo re dei Goti nell’origine del quartiere Schiavonia, risulta troppo recente essendo collocato nel V secolo. Si avvicina invece di molto l’Enciclopedia Cattolica del 1913 quando riconosce nel Mercuriale vescovo di Forlì lo stesso Mercuriale che partecipò al Concilio di Rimini del 359. C’è da sottolineare che le notizie sul santo sono praticamente inesistenti tanto che, in situazioni di profondo dubbio, si concede credito all’esistenza di più vescovi (due o anche tre) con il nome di Mercuriale (II, IV, V secolo). Le pitture contenenti le gesta del santo andarono distrutte, assieme alla prima chiesa a lui dedicata, in un violentissimo incendio scoppiato nel 1173.

L’urna che contiene le reliquie del santo forlivese. Forlì, abbazia di San Mercuriale. Foto Forlipedia, anno 2018.

Un progetto legato allo studio delle reliquie del santo è stato avviato con la ricognizione scientifica il 19 settembre 2018. Protagonisti dell’iniziativa sono Mirko Traversari, antropologo fisico e responsabile del progetto, il gruppo Ausl Romagna Cultura e la Diocesi di Forlì-Bertinoro, con il contributo del Lions Club Forlì-Cesena Terre di Romagna.

Il volto di San Mercuriale ricreato al computer. Immagine tratta dal sito diocesi.it.

Lo studio, che ha condotto alla realizzazione dell’immagine del volto del santo forlivese in 3D, ha anche stabilito che Mercuriale  e’ morto in un’età  compresa tra i 40 e i 50 anni, era alto 1 metro e 60 e soffriva di osteoporosi. Ciò contrasterebbe con quanto asserito nel più antico testo sulla vita del santo redatto da un monaco nel XVI secolo sulla base di un Liber Memorabilium del monastero di San Mercuriale: su quelle pagine postume si attribuisce infatti al santo un episcopato di oltre 50 anni, un termine incompatibile con i risultati scientifici.  Lo studio sulle reliquie –  spiega proprio Mirko Traversari – ha avuto inizio con la fase dedicata all’acquisizione di informazioni strumentali e fisiche ricavate dalle indagini di laboratorio. I dati sono stati poi interpretati sulla scorta di ciò che le fonti storiche ci hanno consegnato relativamente alla figura del Santo. E’ il caso ad esempio della sua provenienza. E’ noto che la cronachisticha cittadina del XV secolo affermi che Mercuriale provenisse dalla nativa Armenia. Il Cobelli infatti nelle sue Cronache dice che “[…] il beato Mercuriale se partì dalle parti d’Armenia […]”, e solo in seguito ad un pellegrinaggio a Gerusalemme e Roma, giunse a Forlì. Di qualche secolo posteriore al Cobelli, Giuseppe Mazzatinti  attraverso i suoi Annales Forolivienses afferma che il “[…] gloriosus Mercurialis sanctus et episcopus civitatis Forlivij, natione Albanie, ad ipsam civitatem applicult […]”. Non è noto da quali fonti i nostri antichi concittadini abbiano tratto le informazioni e ben sappiamo con quale dose di prudenza sia necessario trarre informazioni dalle loro opere. Vera risulta comunque la notizia della provenienza orientale del Santo.

La presentazione delle reliquie di San Mercuriale al termine delle analisi eseguite nel biennio 2018 -2019. Foto fornita da Ausl Romagna Cultura.

Dallo studio isotopico a cui sono state sottoposte le reliquie – spiega ancora Traversari – si deduce che San Mercuriale non sia cresciuto e vissuto nello stesso luogo in età infantile ed in età adulta. Probabilmente proveniva da una località più calda rispetto alla città in cui egli ha trascorso gli ultimi anni dalla sua vita: Forlì. I valori tendono infatti a diminuire con l’aumentare dell’età: questo indica uno spostamento del Santo in età giovanile verso un luogo con valori isotopici meno radiogenici rispetto al luogo in cui è nato. E’ stato inoltre possibile escludere alcune regioni europee, poste a latitudini incompatibili con i risultati ottenuti (la Spagna ad esempio, che mostrava una certa compatibilità con alcuni indici isotopici). Un’ulteriore inferenza è stata possibile grazie all’incrocio di questi risultati con il cosiddetto indice cefalico, che grazie ad un calcolo matematico serve ad esprimere in termini statistici, la conformazione del cranio. La stessa conformazione del volto, metricamente studiato grazie a standard antropologici internazionali, ha fornito ulteriori indizi.  Incrociando quindi i risultati dedotti è stato possibile orientare lo sguardo, con una ragionevole certezza, verso una direzione piuttosto chiara. Va comunque detto che attualmente nessuna indagine di laboratorio può fornire una certezza assoluta circa la provenienza da un territorio e che gli indici più sopra ricordati possono essere assunti quali indicatori di un’area geografica che può abbracciare popolazioni e paesi diversi. L’ incrocio di queste numerose analisi, – conclude –  allo stato attuale sembrano essere concordi nel farci guardare ad est, verso il continente asiatico, proprio verso l’Armenia”.

“San Mercuriale”. Foto anno 2004.

La festa di San Mercuriale, che un tempo celebrata il giorno 30 aprile, fu più volte spostata per evitare la sovrapposizione con la ricorrenza di San Pellegrino che si ripete ogni primo maggio. Oggi il santo illustre viene ricordato il 26 ottobre. In quel giorno del 1601 le reliquie di Mercuriale furono collocate definitivamente nella cappella Mercuriali (antica famiglia forlivese che nulla ha a che vedere con San Mercuriale) in fondo alla navata destra della basilica, mentre il capo fu traslato in un altare della chiesa della SS. Trinità.

Oltre al miracolo che diede origine al nome del quartiere Schiavonia (vedi), un’altro prodigioso gesto del santo “forlivese” lo si vuole legato  all’origine del toponimo Bussecchio (vedi). In quest’ultimo caso l’evento miracoloso, la sconfitta di un drago e il suo interramento in un pozzo (Pozzecchio – Bussecchio) tra i territori di Forlì e Forlimpopoli, fu realizzato assieme a San Ruffillo, vescovo proprio di Forlimpopoli. Con Ruffillo lo si vuole partecipe al concilio di Rimini del 359.

Oggi la chiesa di San Mercuriale, un tempo esterna al foro romano, si affaccia su piazza Aurelio Saffi, il cuore pulsante della città. San Mercuriale è compatrono di Forlì assieme a San Pellegrino Laziosi. La Madonna del Fuoco è la  principale protettrice.  Un tempo veniva celebrato anche San Valeriano.

San Mercuriale e San Valeriano reggono la città di Forlì. Cappella del SS. Sacramento in San Mercuriale.

Approfondimenti

Antonio Calandrini e Gan MIchele Fusconi. Forlì e i suoi vescovi, appunti e documentazione per una storia della Chiesa di Forlì. Volume 1. Centro studi e ricerche sulla antica provincia ecclesiastica ravennate. Forlì 1985.   

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