ROMITI (QUARTIERE)

quartiere Romiti

Romiti, cioè eremiti. Fusconi e Calandrini sull’importante volume Forlì e i suoi Vescovi, citano un atto del 1367 col quale venne effettuata la vendita di una vigna del fondo Archagnani, lateribus Sancti Augustini extra, iuxta uiam. E una stipulazione del 1467 dove è scritto: (…) extra portam Forliuii in lateribus Sancti Augustini, iuxta uiam comunis. Localizziamo la situazione: extra portam, cioè fuori porta; iuxta uiam, cioè presso la strada. E ancora scrivono: (…) si fusero con gli Agostiniani che, non si sa da quando, già erano insediati fuori porta Schiavonia <in fundo Padulli>; furono probabilmente questi eremiti a dare il nome alla zona, detta ancora dei Romiti, con la chiesa che ancora nel sec. XVIII veniva detta di S. Agostino dei Romiti.
Viene citato inoltre un documento ecclesiastico della seconda metà del XVII secolo dove si legge: Chiesa Parrocchiale di S. Agostino di Fuori detta de Romiti, e con altro nome S. Maria del Voto.

Tirando le somme: gli eremiti erano insediati nella zona fuori porta Schiavonia denominata Padulle che viene identificata genericamente tra il fiume Montone e il quartiere Cava. Fusioni tra confraternite, demolizioni, costruzioni e ricostruzioni, fecero sì che gli eremiti finissero poi  in quella che diventerà l’odierna chiesa di Santa Maria del Voto dei Romiti.

Vedendo oggi la chiesa di via Firenze, a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla Torre Civica, pare impossibile che in quel sito esistesse un convento di eremiti. Ma dobbiamo pensare a una città che fino al termine dell’800 ha vissuto entro i limiti delle mura e che ha conosciuto le prime espansioni “moderne” nella parte Sud-Est, verso Cesena. Dal lato Ovest, l’ostacolo naturale rappresentato del fiume Montone ha bloccato per secoli, e ancora oggi frena parzialmente, lo sviluppo demografico lungo la via per Castrocaro.

Veduta prospettica della città di Forlì. Secolo XVII. Particolare con la Chiesa degli Eremiti. Tratto da un poster realizzato in occasione delle celebrazioni melozziane. Raccolta privata.

Romeo Bagattoni, sulla pubblicazione d’inizio ‘900 La Madonna del Fuoco, racconta che si hanno notizie di una piccola cappella dedicata alla Beata Vergine fin dai primo anni del XV secolo, e che l’attuale chiesa dei Romiti è la quarta innalzata in quel luogo. (…) Sotto il priorato del P. Serravalle (XVI) avvenne la distruzione della Chiesa e del Convento di S. Maria degli Eremiti per ordine di Bino Orbetelli comandante l’esercito del S. Pontefice Paolo IV contro l’esercito spagnolo. Tale distruzione avvenne perché trovandosi tale fabbricato presso la porta di Schiavonia e presso le mura, si temeva che quivi potessero nascondersi munizioni guerresche e soldati nemici.

Altre distruzioni sono da attribuire alla furia delle frequenti inondazioni del fiume. Una di queste è raccontata dal cronista secentesco Paolo Bonoli.

La chiesa dei Romiti è dedicata a Santa Maria del Voto: la storia di questo nome parla di miracoli e venerazione. Santa Maria del Voto è un’immagine che rappresenta la Madonna del Fuoco di Faenza. Un miracolo simile a quello della Madonna del Fuoco forlivese, avvenuto nel 1428, si realizzò infatti anche nella vicina cittadina nel 1567.

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