PAPA MARTINO V

Il cardinale Ottone (Oddone) Colonna prese il nome di papa Martino V. Il cronista forlivese Giovanni di Mastro Pedrino nella cronaca coeva lo chiama in vari modi: Papa Martino Colonixe, Oddo da la Cholona, Martino quinto, papa nostro signore. A Forlì il pontefice fu ospite di Giorgio Ordelaffi dal 18 al 21 febbraio 1419. Furono giorni ricchi di cerimonie e accondiscendenza.

Martino V. Litografia Giordana, GrandDidier e Salussolia (XIX). Particolare.

Il concilio di Costanza (1414-1418) e l’elezione di Martino V (1417) riportarono ordine nella Chiesa decretando la conclusione dello scisma d’occidente. In quei momenti cruciali Giorgio Ordelaffi, signore di Forlì, inviò a Costanza quattro ambasciatori, pagati con soldi del popolo, per ottenere il rinnovo della propria investitura quale signore del piccolo “stato” forlivese che si trovava all’interno dei territori pontifici. La risposta positiva arrivò il giorno 28 novembre 1418. Ne parla lo storico Sigismondo Marchesi nel Supplemento Istorico del XVII secolo puntualizzando che le bolle papali furono lette nella pubblica Piazza il giorno di Natale di Nostro Signore dell’anno 1418. I preziosi scritti contenevano assoluzioni, benefici e indulgenze per tutti i cittadini forlivesi, anche per coloro che al momento dello scisma erano stati allontanati.

Il viaggio del pontefice da Costanza a Roma, città che scelse come sua residenza, fu lento e ponderato. Terminò infatti con l’ingresso nella città santa riappacificata solo nel 1420. Martino sostò tra l’altro a Ginevra, Torino, Pavia, Milano. E Mantova, dove si fermò alcuni mesi. Alla sua ripartenza evitò la ribelle Bologna, attraversò Ferrara e Ravenna e giunse a Forlì.

Sabato 18 febbraio 1419 entrò da porta Schiavonia con cinque Cardinali e molti altri Prelati con pompa grandissima, mentre il popolo acclamava: Viva la Chiesa. Si diresse immediatamente alla cattedrale dove sostò in preghiera e benedisse il popolo. Salì quindi a cavallo per portarsi in piazza maggiore circondato da ceri e scortato da sei cavalli bianchi. Infine, tra le esultanze della folla, entrò nel palazzo che Giorgio Ordelaffi aveva opportunamente liberato per metterlo completamente a disposizione del pontefice e della sua famiglia.

La Domenica fece cantare la Messa nella sala grande. Alla sua conclusione ogni presente andò a baciare i piedi a sua Santità che a tutti mostrava grande humanità. Dopo pranzo – racconta ancora il Marchesi – v’andò Lucretia moglie di Giorgio Ordelaffi con quasi tutte le principali, e nobili Dame di Forlì, le quali parimenti le baciarono il piede; e perché facevano qualche calca, il Papa le quietò con dire, che non si prendessero fretta, che voleva star qui, finché ogn’una fosse rimasta satisfatta. Verso sera anche l’Ordelaffi si fece accompagnare nelle sale per baciare il piede al Papa. Si fece portare su una barella. Il signore di Forlì soffriva di podagra, la gotta, e Martino fece una cosa inusuale: alzò il piede affinché Giorgio potesse baciarlo. Poi l’Ordelaffi tornò nella casa di Pietro Paolo Numai che l’ospitava sul cantone della piazza.

Il lunedì il papa fece nuovamente cantare la messa. Salì quindi sulla loggia del palazzo dalla quale poté osservare il mercato che anche in quel tempo si effettuava il primo giorno della settimana, il quale mercato fu pieno d’ogni bene, vendendosi anco le cose a miglior prezzo, che mai.

Martedì 21 febbraio 1419 Sua Santità si affacciò ad una finestra con una croce in mano e impartì la benedizione a migliaia di presenti nella piazza. Poi, qualche, ora più tardi, montò a cavallo e voltò a Castrocaro, per andare a Fiorenza. Lo accompagnò Lodovico Alidosi, signore di Imola e suocero di Giorgio Ordelaffi. Quest’ultimo, sofferente per la gotta, non poté essere presente. In sua vece un suo figliuolino di sei anni. Martino V rimase a Firenze fino al 9 settembre 1420. Entrò in Roma il 30 settembre.

Marino Mambelli

Bibliografia:
Agostino Saba e Carlo Castiglioni. Storia dei Papi. Vol. 1 e 2. Utet Torino, 1939.
Sigismondo Marchesi. Supplemento Istorico dell’antica città di Forlì. In cui si descrive la Provincia di Romagna.
Giuliano Missirini. Chi à ‘l mal sel gode. Tipografia Moderna per Comune di Forlì, 1989.
Giovanni di Mastro Pedrino. Cronica del suo tempo. Vol. 1. Biblioteca Apostolica Vaticana. Roma, 1926.
Paolo Bonoli. Storia di Forlì. Atesa Editrice. Bologna,1981.

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