OFFICINE DI FORLI’ (LA FORLANINI)

Logo delle Officine. Da una carta intestata del 1887 tratta dal diario di Filippo Guarini. Forlì, Biblioteca Aurelio Saffi.

1. E’ costituita fra i sottoscrittori e portatori delle azioni qui appresso create una Società Anonima per l’illuminazione a Gaz della Città di Forlì e Fonderia del Ferro.
2. Oggetto della medesima è 1) L’illuminazione a Gaz della Città di Forlì. 2) L’esercizio di una Fonderia del Ferro.
3. Il Gazogene e la Fonderia sono fondati in un solo e proprio Stabilimento, sopra apposito terreno (appena fuori dalle mura, concesso dall’Amministrazione comunale, nda).
5. La durata della Società è di 40 anni …
6. L’esercizio della Fonderia non ha limite di durata.

Con la stesura degli Statuti nacquero formalmente, nel 1863, le Officine di Forlì: una delle prime industrie private della Romagna nonché capostipite dell’interessante movimento industriale della nostra città tra ‘800 e ‘900. La direzione tecnica fu affidata all’ingegnere piacentino Ulisse Fioruzzi che a Reggio Emilia aveva già partecipato ad una società per la distribuzione di “gas illuminante”. Ma con una limitazione:
41. Il medesimo (Fioruzzi, nda) sarà tenuto a non costruire altra Fonderia di ferro in Romagna e di istruire nel frattempo un giovane forlivese affinché gli possa succedere.

Il Regio Decreto di autorizzazione della Società recita: La società anonima Forlivese per l’illuminazione a gaz e la fonderia di ferro, costituita in Forlì nell’Emilia, con pubblico atto del 20 novembre 1863, rogato Panciatichi, n.16 di repertorio, è autorizzata, e ne sono approvati gli statuti inseriti al citato atto. […] Ordiniamo che il presente Decreto, munito di Sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia. Datato a Torino addì 4 dicembre 1864. (Vittorio Emanuele).

Due furono quindi gli scopi che condussero alla creazione dell’azienda: far nascere un complesso industriale capace di dare lavoro ad un buon numero di operai e dotare la città di illuminazione a gas in sostituzione delle poche e mal funzionanti lampade ad olio. Forlì aspettava con ansia l’ingresso nella “modernità”.

Interno delle Officine Forlanini. Immagine tratta da “Monografia Industriale di Forlì” del 1926.
Pubblicità delle “Officine di Forlì” tratta da “Guida di Forlì”, Calzini-Mazzatinti, 1893.

La Cassa dei Risparmi di Forlì acquistò 200 delle 600 azioni da 500 Lire della nuova società, finanziando di fatto gran parte dell’intervento. Centoottanta vennero riservate alla società stessa e 220 destinate ai privati. Modernità quindi, ma, ovviamente, modernità d’altri tempi. Così leggiamo ancora sugli Statuti:
48. Ogni Azionista in possesso di un’Azione ha diritto di intervenire all’Assemblea o di farsi rappresentare, e di dare il suo voto. … I minorenni, gl’interdetti, e le donne(!) non possono intervenire, ma possono farsi rappresentare dai legittimi loro Tutori, Curatori, Mandatari … Non dimentichiamo che le donne avranno la parità con gli uomini nel voto politico solo nel 1946.

Con grande soddisfazione, la sera del 28 febbraio 1864, una parte del centro storico venne illuminata con i fanali a gas, ma, nonostante l’emotivo interesse della città, la vendita delle azioni destinate ai privati non raggiunse neppure la metà dell’offerta. Per far vivere la fonderia erano però necessari altri soldi e la Cassa dei Risparmi acquisì anche la quota disponibile. Ma il cospicuo impegno finanziario non incontrò l’aspettato sviluppo commerciale. Uno dei freni pareva essere il “diritto di superficie” che il Comune aveva imposto al terreno sul quale era stato realizzato lo stabilimento e in particolare le incertezze economiche legate alla sua restituzione, che sarebbe dovuta avvenire allo scadere dell’appalto quarantennale per la fornitura del gas. Purtroppo, l’inefficienza produttiva perdurò anche dopo la parziale risoluzione del problema e a quel punto la Cassa reclamò la diretta amministrazione. Nel 1872 venne liquidato Fioruzzi e la vigilanza tecnica passò agli ingegneri Busi e Molinelli, ma ancora, nonostante l’impegno profuso, la situazione rimase tristemente statica. E la Cassa decise di rilevare tutte le azioni.

La palazzina uffici e appartamento del direttore delle officine di Forlì. Cartolina spedita nel 1901. Collezione privata.
Nel 1958 le Officine di Forlì, in viale Vittorio Veneto, furono acquistate dalla Bartoletti. Immagine tratta da un pieghevole pubblicitario Bartoletti.
La palazzina uffici e appartamento del direttore . Foto 2006. Archivio Forlipedia.

Le Officine di Forlì pagarono fortemente lo scotto di quella inesplorata e sofferta modernità. Una pesante esperienza di vita e di politica che durò decenni e gravò, anche e soprattutto, tra gli operai: condizioni igieniche pessime, sicurezza sul lavoro inesistente, lotte sindacali, scioperi per pochi centesimi di Lira, il lavoro domenicale, l’inflessibilità esasperante dei direttori, i problemi con la materia prima e il difficile ingresso nel mercato.

Officine di Forlì. Progetto di fontanella in ghisa. Cianotipo. Raccolta privata.

Dal 1878, alla direzione dell’azienda di proprietà della Cassa dei Risparmi di Forlì, cominciò ad operare Enrico Forlanini. L’ingegnere milanese mise decisamente mano alla realtà organizzativa e il suo inventario, assieme alla stima dei beni e dei capitali, portò chiarezza spietata sulla situazione economica aziendale. La preoccupazione provocò l’intervento diretto del Consiglio con misure che Forlanini interpretò come mancanza di fiducia nei suoi confronti. Per questo presentò le dimissioni. Ma un’inchiesta portò presto tranquillità sull’operato del giovane lombardo, al punto che il nuovo contratto, stipulato con la Cassa nel 1882, consentì all’inventore e aeronauta Forlanini di eseguire esperimenti personali (ovviamente a sue spese) all’interno dell’azienda. Nel 1890 ci fu una significativa dichiarazione della Cassa dei Risparmi: …cessato sotto l’attuale Direzione il periodo delle gravi perdite, la Cassa poté finalmente volgere le speranze ad un migliore avvenire, il quale, senza essere compensatore delle perdite sofferte, sembra assicurarsi almeno una prosperosa esistenza allo Stabilimento.

Nel 1895, la Cassa cedette l’opificio a Forlanini con l’auspicio di dare nuovo impulso organizzativo e commerciale a vantaggio della città. Due anni dopo, la direzione generale venne spostata a Milano, dove Forlanini si trasferì lasciando la conduzione locale ad altri ingegneri. Uno di questi fu suo genero, Antonio Bellonci, forlivese, laureato al Politecnico e collaboratore fondamentale. Sui progetti dell’azienda apparve così l’intestazione “Officine di Forlì – sede in Milano, stabilimento in Forlì”. A Milano si trattavano gli affari, a Forlì si eseguivano i lavori.

Ravenna. Colonna in ghisa della struttura portante del Mercato coperto realizzata dalle Officine di Forlì nel 1920. Foto 2006. Archivio Forlipedia.

La gestione Forlanini fu abile. Con lui la fabbrica aumentò e variò la produzione al punto da occupare oltre 400 operai negli anni ’20 del XX secolo. Per altro, in quel periodo era attiva solo l’officina vera e propria, poiché il Gasometro era stato riscattato dal Comune che, nel 1904, aveva eretto la nuova Officina Municipale nella posizione in cui oggi sorge il complesso residenziale “Stadium” in viale Roma.

Le Officine di Forlì furono accompagnate, nella loro lunga storia, da numerose denominazioni: “Società Forlivese per l’Illuminazione a Gaz e Fonderia del Ferro”, “Società Anonima Forlivese del Gazogene, Fonderia e Meccanica”, “Fonderie di Forlì”… La sede fu sempre la stessa, appena fuori porta San Pietro, nelle comode vicinanze della vecchia stazione ferroviaria, lungo quello che, non a caso, era denominato viale del Gazometro: l’attuale viale Vittorio Veneto.

La produzione si diversificò nel tempo comprendendo una vasta gamma di prodotti: dai piccoli elementi in ghisa per balconi, di cui la nostra città è frequente testimone, alle imponenti condotte per gli acquedotti posate a Chieti, Novara, Norcia, Recanati, Forlì; dai deliziosi “candelabri” per i fanali a gas dei viali e delle piazze, alle austere colonne portanti per capannoni e mercati. Macchinari per zuccherifici, caldaie a vapore, gazometri, ponti, piattaforme, serbatoi, ma anche panchine, recinzioni, cancelli, bitte d’ormeggio.

Officine di Forlì. “Fiancate per sedili”. Cianotipo. Biblioteca Saffi, Fondo Piancastelli, Donazione Ghisamestieri C2.
Base monumentale dei lampioni di viale Della Libertà. Al piede la scritta: “Officine di Forlì 1927. AV”. Foto archivio Forlipedia.

Forlanini morì nel 1930. Nel 1942 i proprietari dello stabilimento dichiararono la cessazione della vecchia società e la contestuale costituzione della Società Anonima Officine di Forlì, operante nel vecchio stabilimento di Viale Vittorio Veneto. Nel 1958 lo stesso stabilimento fu acquisito dalla Bartoletti Spa che, nel 1987, staccò il ramo d’azienda “Fonderia e Modelleria” costituendo, con la ditta “Fondart” di Bertinoro, una nuova società denominata Fonderie di Forlì Spa. La direzione dell’azienda fu di Sergio Mangano, la conduzione commerciale di Leardo Ravaioli. Fu allora che negli archivi delle Officine di Forlì venne ritrovato un patrimonio di disegni e progetti realizzati tra la fine dell‘800 e il periodo fascista. Saranno quei progetti il punto di riferimento delle più importanti aziende italiane del settore. Con il know how stilistico dei disegni e l’acquisizione di marchio e stampi ad opera della società FOA di Bologna (azienda operante dagli anni sessanta), le Fonderie di Forlì si riproposero nel settore dell’illuminazione artistica.

Nel 1992, a seguito della grande crisi che investì il settore, Fonderie di Forlì incontrò grosse difficoltà di mercato e nel 1993 la società fu costretta a chiudere. Nello stesso anno il testimone di Fonderie di Forlì Spa passò all’imprenditore Milco Piraccini che, acquisendo modelli, macchinari e stampi, restituì vita all’attività di progettazione e produzione di pali per l’illuminazione e oggetti di arredo urbano. Piraccini avrà il contributo di tre collaboratori: Domenico Tarducci, esperto di fonderia; Nadia Fucci, dirigente; Leardo Ravaioli, già responsabile commerciale di Fonderie di Forlì. Con questo gruppo costituì una nuova società: la Ghisamestieri con sede a Bertinoro.

Oggi, l’immobile di viale Vittorio Veneto che ospitò le Officine, è un grandioso ed interessante complesso immobiliare, in parte ristrutturato e in parte reinventato, che propone attività commerciali ed un albergo, mentre i vecchi uffici della Forlanini sono la sede di una banca.

Le Officine di viale Vittorio Veneto dopo il moderno restauro. Archivio Forlipedia.

(Marino Mambelli)

Bibliografia:
Marino Mambelli. Officine di Forlì, Ghisamestieri: donazione alla biblioteca Aurelio Saffi – Fondo Piancastelli. Comune di Forlì, 2006.
Statuti della Società Forlivese per la Illuminazione a Gaz e la Fonderia del Ferro. Luigi Bordandini. Forlì 1867.
La Cassa dei Risparmi di Forlì 1839 – 1959. Edizioni Alfa. Bologna 1960.
AA.VV. Storia di Forlì. Vol IV. L’Età Contemporanea. Cassa dei Risparmi di Forlì. Nuova Alfa Editoriale. Bologna 1992.
Roberto Balzani. Un Comune Imprenditore. Franco Angeli. Milano 1991.
Roberto Balzani. Il Forziere della Città: La Cassa dei Risparmi e la Società Forlivese dalle Origini al Secondo Dopoguerra. Il Mulino. Bologna 2000.
Sara Calabrò (a cura di). La Passione dell’Invenzione – Enrico Forlanini Ingegnere e Aeronauta. Telesma Edizioni. Milano 2004.
Egidio Calzini, Giuseppe Mazzatinti. Guida di Forlì. Luigi Bordandini Editore Tipografo. Forlì 1893.
Elio Caruso. Forlì Città e Cittadini tra Ottocento e Novecento. Vol. I. Edizioni del Girasole. Ravenna 1990.
Ettore Casadei, Edoardo Ceccarelli (a cura di). Monografia Industriale di Forlì. Comune di Forlì. La Poligrafica Romagnola. Forlì 1926.
Ettore Casadei. La Città di Forlì e i suoi Dintorni. Società Tipografica Forlivese. Forlì 1928.

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