GIUSEPPE PEDRIALI

Giuseppe Pedriali in una foto tratta da “Il Rubicone” del 1932.

Giuseppe Pedriali, nato a Cannuzzo di Cervia il 24 maggio 1867, si trasferì con la famiglia a Forlì quando aveva solo quattro anni. Il capoluogo romagnolo gli rimarrà per sempre nel cuore anche se la sua straordinaria carriera lo porterà lontano: in Italia e all’estero. Alla provincia di Forlì, o ancor meglio alla “provincia del duce” come lui la definiva, lascerà una quadreria di eccezionale valore economico e artistico. Al mecenate e benefattore forlivese, morto a villa “Antella” di Firenze il 21 giugno 1932, Forlì ha dedicato una via nel quartiere San Pietro.

Studente universitario a Torino, nel 1889 si laureò in ingegneria meccanica sotto la guida del professore Galileo Ferraris, lo scienziato che  Edison definì “il più grande degli elettrotecnici viventi”. Nel 1890 Pedriali si trasferì coraggiosamente in Belgio dov’era in atto un importante innovamento industriale. Oltralpe si mantenne lavorando come operaio e studiò fino ad ottenere la seconda laurea, quella in elettrotecnica. In quegli anni conobbe Virginia Dutilleul che diventerà sua moglie.

I busti di Giuseppe Pedriali e della moglie Virginia Dutilleul collocati all’ingresso della “Collezione Pedriali” allestita nei locali del musei San Domenico a Forlì. Foto Forlipedia 2019.

Lavorò per la “Societè des Traways Bruxellois” l’azienda della quale, dopo quattro anni, nel 1897 ne diventò direttore. Ma, scrive il cronista del “Il Rubicone” nel 1932: L’alta posizione non soddisfa la sua ansia di studi e di ricerche. Nel 1903 Parigi fu profondamente turbata da un incidente ferroviario che colpì la linea metropolitana alla stazione di Les Couronnes: un errore che provocò la morte di un’ottantina di persone. L’importante e delicata inchiesta venne affidata al giovane ingegnere forlivese che già aveva raggiunto la notorietà.

La sede della Anglo – Argentina Tramways. Cartolina. Raccolta privata.

Nel 1907 fu chiamato in Argentina dalla “Anglo – Argentina Tramways Co” per progettare la riorganizzazione del sistema delle comunicazioni urbane di Buenos Ayres. In quell’enorme partita il forlivese parteciperà economicamente in prima persona riunendo otto aziende tramviarie. Ad una ad una, compra tutte queste aziende di tram a cavalli – spiega Vittorio Mezzomonaco su “La Piè” del 2008 – e da questa riunificazione, in clima di monopolio, sviluppa […] un’imponente impresa di trasporto urbano completamente elettrificata. Ancora “Il Rubicone” nel 1932 scrisse: Giuseppe Pedriali lavorò vent’anni per creare la più grande impresa tramviaria del Mondo. Sua per altro fu la prima metropolitana del Sud America.

In Argentina divenne un punto di riferimento non solo per la comunità italiana. Creò una “Società Mutua” e volle che i figli dei dipendenti (ventimila?) avessero assistenza ed educazione; per loro realizzò una colonia. Poi, durante la Prima guerra mondiale, fu presidente del Comitato di Mobilitazione Civile di Buenos Ayres. Per farla breve, Giuseppe Pedriali fu un personaggio incredibile del quale oggi a fatichiamo a renderci conto della grandezza e della generosità.

Nel 1926 rientrò in Italia: Firenze, San Remo e Forlì furono le sue basi. A Firenze possedeva villa Antella e importanti tenute agricole e a San Remo acquistò una villa che ribattezzò “Virginia” in onore della moglie. Proprio tra i muri di villa Virginia furono raccolte le opere d’arte che composero la straordinaria collezione che poi lascerà a Forlì, la città della sua gioventù. Oggi la collezione occupa un luogo importante nel locali dei musei San Domenico. L’ingegner Pedriali in Italia aiutò le colonie fasciste per bambini, istituì una rendita annua per i giovani dell’Opera Nazionale Balilla e istituì una fondazione che elargiva borse di studio a favore di giovani bisognosi dediti allo studio, ma quel che poté la bontà del cuore rimarrà un segreto – leggiamo ancora su “Il Rubicone”: Egli beneficò migliaia di persone e di famiglie senza che nessuno sapesse, nemmeno il beneficato.

Nel 1967 la Provincia di Forlì-Cesena avviò, a cadenza biennale, il concorso nazionale “Ingegnere Giuseppe Pedriali”, il cui premio fu destinato, come volle l’ingegnere forlivese: “[…] al cittadino italiano che con pubblicazioni scientifiche o con invenzioni o con opere di qualunque specie abbia meglio efficacemente contribuito al progresso delle scienze, della fisica, della chimica e della elettricità applicate a migliorare la produzione industriale italiana […]”.

Approfondimenti:
Vittorio Mezzomonaco: Giuseppe Pedriali (1867 -1932). Un grande romagnolo misconosciuto. In La Piè  settembre ottobre 2008.
Il Rubicone. Anno 1, n.1. Luglio 1932.

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