IL RUBICONE, RIVISTA MENSILE DI ROMAGNA

“Il Rubicone. Rivista mensile di Romagna”. Anno I n. 1. Luglio 1932. Raccolta privata.

Nulla del periodo fascista era estraneo alla propaganda. Tanto meno la stampa, folta e incalzante come mai prima. Tanto meno “Il Rubicone, rivista mensile di Romagna”, le cui pubblicazioni ebbero inizio in occasione del X anniversario della “Rivoluzione fascista”. Interessante, ricca di notizie e di immagini (in gran parte scattate dal forlivese Edgardo Zoli), la rivista ebbe un percorso preordinato che l’on. Davide Fossa, Commissario federale del P.N.F. di Forlì, non mancò di rimarcare sulla prima pagina del primo numero del periodico: la Rivista – si legge –  […] svolgerà la sua opera nel solco della più completa ortodossia del Partito servendone gli ideali, ed ubbidendo senza discutere alle direttive del Regime. Oggi la pubblicazione è un importante testo di studio e documentazione del periodo fascista.

La sua diffusione ebbe inizio nel luglio 1932 e si concluse nel dicembre 1937. Il direttore responsabile fu il riminese Giuseppe Massani, influente scrittore e fotografo che, tra le altre cose, nel 1936 realizzò il volume “La Sua terra”, nel 1940 il reportage “Albania” (foto e testi) e nel 1942 “Duce e Popolo”.  Il presidente del comitato di direzione era il commissario federale del P.N.F. (Partito Nazionale Fascista) di Forlì ed i membri erano tutte figure istituzionali: il presidente del Consiglio provinciale dell’Economia corporativa di Forlì, il presidente della Provincia di Forlì e i podestà di Forlì, Rimini, Cesena, Riccione, Cattolica, Cesenatico, Castrocaro. La direzione era nel Palazzo del Littorio di Forlì, mentre la redazione e l’amministrazione avevano sede in piazza Calderini a Bologna.

Un’immagine tratta da “Il Rubicone”. Anno I n. 1. raccolta privata.
Un’immagine tratta da “Il Rubicone”. Anno I n. 1. raccolta privata.

Creato col preciso compito di celebrare la terra di Mussolini, il giornale ebbe un interessante ruolo nella “liturgia” fascista dedicata al culto del duce. La sua nascita fu giustificata dalla necessità di fare ordine tra le varie e dispersive iniziative dello stesso genere. Davide Fossa scrive: Il Rubicone dovrà, da un punto di vista ufficiale, raccogliere ed unificare le varie Riviste a carattere comunale, storico, letterario, folcloristico che si sono venute pubblicando in Provincia, ad iniziativa di Enti o di raggruppamenti di privati, e che sono costate somme notevolissime disperdendo energie finanziarie ed intellettuali, senza peraltro realizzare qualche cosa di veramente utile, originale, artistico, culturale. Ma è lo stesso Commissario federale a confessare il vero motivo della creazione del periodico: Vi è un regionalismo equivoco, infarinato di letteratura folcloristica, da combattere, da spezzare, da disperdere perché sostanzialmente estraneo al clima spirituale e morale creato dalla Rivoluzione. Una delle vittime dell’atteggiamento dittatoriale per eccellenza del regime, la negazione della libertà di stampa, sarà “La Piè” di Aldo Spallicci: la celebrata “madre delle riviste romagnole” che, fortunatamente, riprenderà vita nel dopoguerra.

La struttura del giornale risultava curata nei dettagli è l’abbondanza di immagini veicolava un senso di stile ed eleganza. Ma: senza lusso e senza sciupìo – si raccomandava il presidente del Comitato di direzione – lontano da ogni taccagneria, ma anche dagli onerosi impegni fuori di ogni previsione. Perché, ora come allora, la realizzazione di una rivista del genere implica un impegno umano ed economico considerevole. 

“Il Rubicone” raccontava la Romagna. Forlì, Castrocaro, La Fratta, Rimini, Riccione, Cattolica. Un po’ Cesena, un po’ Ravenna. Predappio, il cimitero di San Casciano dov’erano sepolti i genitori di Mussolini. E le opere d’arte, soprattutto quelle che potevano dare modo di rievocare il grandi “figli della terra del Duce” come il Melozzo. Le inaugurazioni: immancabili nella pratica del consenso, e le imponenti adunate organizzate in occasione delle visite dei gerarchi.

Un’immagine tratta da “Il Rubicone”. Anno I n. 1. raccolta privata.

E infine la scelta del nome: Il Rubicone. Titolo quanto mai significativo per la Romagna che da solo costituisce impegno per l’opera da svolgere. Un nome rievocatore di quella romanità di cui  l’intero apparato emozionale fascista trasudava. Un titolo prescelto per Alta indicazione, si legge a pagina 1 del n. 1 dall’anno I. Chi ebbe l’idea “meritò” la copertina di quel primo numero.

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