
L’enorme quantità di grano importata per risolvere le necessità del primo dopoguerra rappresentò un ingente peso per la bilancia commerciale italiana. Nel tentativo di risolvere il problema e raggiungere l’autosufficienza, nel 1925 il governo fascista ideò la Battaglia del Grano. Il progetto puntò a rendere autonomo il Paese limitando al contempo l’utilizzo di nuove superfici da coltivare a frumento a discapito delle colture esistenti. Per aumentare il rendimento dei terreni divenne quindi fondamentale ammodernare le tecniche di coltivazione. Con Regio Decreto Legge 4 luglio 1925, n. 1181, fu istituito un Comitato permanente per il Grano. Mussolini ne prese il comando. La Battaglia del Grano avviò di fatto la politica autarchica del fascismo.
Il giorno 6 settembre 1929, durante una seduta del Comitato, Mussolini indicò le attività da intraprendere: Bisogna trovare – disse – qualche nuovo mezzo che riesca ad attrarre l’attenzione dell’agricoltore e persuaderlo ad applicare i progressi della scienza e della tecnica agraria moderna. Penso che un autocarro, attrezzato con materiale propagandistico agrario potrebbe soddisfare a tale necessità. Venne così avviato il progetto Autotreno del Grano con l’obiettivo di raggiungere ogni luogo d’Italia portando l’insegnamento tecnico necessario all’aumento di produzione e redditività dei fondi agricoli. L’organizzazione fu affidata al Sindacato Nazionale Fascista dei Tecnici Agricoli.
Non si trattò di una semplice mostra agraria itinerante, ma di una colonna di camion attrezzati che trasportava un’esposizione di materiale divulgativo e didattico inerente le tecniche colturali. L’impegno era focalizzato sull’ammodernamento della coltivazione del frumento, ma le informazioni trasportate interessavano anche altre colture. Aprendo le sponde dei rimorchi colorati di azzurro le immagini spiegavano la rotazione agraria, la concimazione, la scelta delle sementi e altro ancora.


L’attività didattica sarebbe stata molto più efficace se indirizzata personalmente ai contadini da realtà locali come i sindacati, i Dopolavoro o le Cattedre ambulante di agricoltura. Per altro l’Autotreno aveva nel programma una sosta di poche ore nei numerosi luoghi prescelti: a Forlì si fermò 5 ore e nei paesi della provincia solo un paio d’ore. A volte un’ora sola. Senza dubbio, però, Mussolini vide in quella carovana colorata una delle tante attività spettacolari a servizio della martellante ed efficace propaganda del regime.
La carovana azzurra era un’idea capace di attrarre l’attenzione dell’agricoltore. Agricoltore che, detto per inciso, non poté comunque sottrarsi dal partecipare alle manifestazioni organizzate nelle piazze. Per l’occasione – scrive in tal senso Il Popolo di Romagna annunciando l’arrivo dei camion a Forlì – tutti i rurali devono considerarsi mobilitati e tenuti ad assicurare con la propria presenza la più calorosa accoglienza all’Autotreno del Grano che il Duce ha ideato e voluto per esaltare ancora una volta l’Agricoltura.
Il corteo era composto da otto camion Fiat 621 con rimorchio e al seguito si contavano sette mezzi di servizio. Chiudeva una vettura dell’Istituto Luce che accompagnava la colonna del grano per svolgere un servizio cinematografico. Così racconta trionfalmente il quotidiano La Stampa al momento della partenza dalla Capitale: La figura colorata, il fascio di spighe delle migliori varietà, il sacchetto campione di concime o di antiparassitario, il cinematografo, il tutto unito alla novità dell’insieme colpiranno il contadino più di ogni altra cosa e il passaggio dell’autotreno sarà per ogni paese l’avvenimento principale dell’annata. Otto enormi veicoli […] Sono una cosa di mezzo fra il camion e l’autobus, tra il furgone e il vagone. Di un bel colore celeste strisciati di bianco crema.
Il lungo viaggio propagandistico dell‘Autotreno del Grano partì da Roma il 10 marzo 1930. Mussolini, accompagnato dal ministro dell’agricoltura e dal Segretario del Sindacato Nazionale Tecnici Agricoli, diede il via alla colonna sbandierando un drappo con il fascio littorio. Anche il re Vittorio Emanuele partecipò all’importante e colorata iniziativa.

A Forlì la carovana arrivò il 31 ottobre 1930. Alle 8 di mattina l”Autotreno si compattò sulla via Emilia (viale Bologna) nell’attuale quartiere Romiti, in attesa dell’ingresso trionfale in piazza Aurelio Saffi. Come di consueto la stampa fascista stilò un preciso elenco dei presenti all’avvenimento (spesso, per testimoniare la partecipazione, erano gli stessi organizzatori a consegnare al redattore la lista delle personalità intervenute alle manifestazioni). Al ponte di Schiavonia la accolsero: il direttore della Cattedra di Agricoltura prof. Giacomo Calzolari, il dott. Bovelaci, l’avv. Fantino Panciatichi, Arrigo Bosi, il velite del grano Giuseppe Solaroli che figurò degnamente nella mostra fotografica della Provincia, il dott. Poggiolini della Federazione Fascista degli agricoltori, il dott. Moroni della Cattedra di Cesena, Livio Panzavolta il rag. Martini, il collega Samory di Morciano, il comm. Francesco Melli presidente della Congregazione di Carità, Oddino Baccarini per la Federazione del Commercio, il Conte Guarini per la Federazione dei Bieticultori, Giovanni Matteucci presidente dei diretti coltivatori, il prof. Guido Cavazzini il pittore che ha preparato il bel quadro e le decorazioni a tempera che adorneranno il carro della Provincia di Forlì. L’azzurra colonna giunse in perfetto orario e sostò lungo il viale per la preparazione del carro forlivese.

Il carro riservato alla provincia di Forlì (la provincia comprendeva Cesena e Rimini) aveva l’importante e difficile compito di dimostrare il progresso agricolo raggiunto dalla terra del duce fino a quel momento. Fu allestito un consistente servizio fotografico che andò a documentare la sistemazione dei terreni e la realizzazione di case coloniche e stalle, l’istallazione di silos, l’irrigazione, l’organizzazione per la vendita dei prodotti ortofrutticoli. La sistemazione montana. In mezzo alle immagini fu collocato il quadro dipinto dal pittore Cavazzini e ai lati gli ingrandimenti fotografici di due poderi simbolo: quello di Carpena e quello di Dovia. Entrambi di Mussolini.
Fu inoltre esposta una serie di numeri statistici. Numeri doverosamente in crescita, ma comunque ancora modesti. Lo conferma il telegramma che Il prefetto Borri, il segretario federale Fuzzi e i deputati Angelini, Fossa e Gaddi Pepoli spedirono devotamente a Mussolini: Stamane autotreno grano è stato accolto Forlì grande entusiasmo. Interpreti sentimenti rurali provincia inviamo V. E. devoto saluto e rinnoviamo promessa preservare i vostri ordini nell’opera tenace per portare provincia avanguardia agricoltura nazionale.
Fu una manifestazione col vestito delle grandi occasioni. Con l’Autotreno giunsero l’on. Angelini segretario dei Sindacati fra i tecnici agricoli, il dott. Calzoni ispettore regionale dei tecnici, il perito Dallari, il direttorio nazionale dei tecnici […] il comm. Ragno dei servizi logistici della Fiat. In testa al folto corteo la banda cittadina del fascio, condotta dal maestro Salvatore Imparato, intonò le note di Giovinezza lungo il percorso cittadino che portava di fronte a San Mercuriale, nel cuore della città. Dietro la banda sfilò una Centuria di Avanguardisti della 101 Legione “Benito Mussolini” comandata dai capi centuria Ercole Babini e Virginio Grassi, i due labari della Federazione Fascista degli Agricoltori e della Unione dei Sindacati Agricoltori diretti da Aurelio Benini, i gagliardetti dell’Unione sindacati dell’Agricoltura diretti da Alceo Orsini, quelli dell’Unione dei sindacati dell’industria, poi seguivano gli agricoltori e i tecnici agricoli, indi la lunga colonna delle azzurre vetture.

La grande piazza accolse il corteo con le bandiere spiegate e una folla numerosa. Ad attenderlo il prefetto Borri, il federale Fuzzi, il senatore marchese Albicini, gli onorevoli Gaddi Pepoli e Fossa, il preside della Provincia Paolo Orsi Mangelli, il podestà Fabbri, il console Brandimarte, il questore commendator Messina, il comandante della legione Regi Carabinieri colonnello Bocchi, i colonnelli Caramelli e Petropoli, il sostituto procuratore del re cavalier Robertazzi, l’ingegner Taioli, il presidente del tribunale cavalier ufficiale Ginnaneschi, l’onorevole Angelini, il professor Calzolari, il segretario dell’Artigianato Battisti, il segretario del Dopolavoro Curti, il podestà di Predappio cavalier Baccanelli, il podestà di Cesena dottor Rossi e molti altri. La banda accompagnò la cerimonia fino a mezzogiorno.

I Camion azzurri si posizionarono con formazione ad ellisse attorno al monumento di Aurelio Saffi e a quel punto ebbe inizio la visita del prefetto accompagnato dalle autorità locali. Molti furono i discorsi. L’onorevole Gaddi Pepoli, presidente della Federazione Fascista degli Agricoltori, rilevò che il magnifico spettacolo costituisce un fatto nuovo nella storia dell’agricoltura e dell’umanità. L’onorevole Davide Fossa, che a Forlì negli anni a venire sarà commissario straordinario del Pnf in vece di federale, salutò i contadini e i tecnici che dividono la lotta ingaggiata per l’emancipazione dell’estero, invitò la folla a visitare ed a constatare il progresso tecnico ed elevò un grido di amore per il Capo promotore della rinascita e artefice di quella collaborazione tra il tecnicismo, il capitale e il lavoro che condurrà l’Italia al suo destino. La liturgia si concluse con un formidabile alalà al Duce urlato dal pubblico. Finalmente arrivò il momento di visitare la carovana.
Il Popolo di Romagna chiuse la cronaca dell’evento con un commento molto positivo: La folla dei visitatori andò sempre più crescendo. Il pellegrinaggio perdurò per le quattro ore di sosta. L’impressione riportata dal pubblico è stata superiore all’aspettativa. L’azzurra idea di Mussolini ebbe successo anche a Forlì, una città scontrosa nella quale il regime faticò a lungo per ottenere l’adesione di massa al partito Fascista.
L’Autotreno del Grano lasciò Forlì per Rocca San Casciano poco prima delle 15, con un’ora di ritardo rispetto al programma. Il primo di novembre sarebbe stato a Predappio, Forlimpopoli, Cesena. Il 2 novembre a Savignano, Santarcangelo e Rimini.
L’Italia non raggiunse l’autosufficienza nella produzione granaria, ma la Battaglia del Grano ottenne discreti risultati. Si crearono tuttavia squilibri nell’economia agricola nazionale a causa delle scelte volute dalla politica autarchica del governo. Le sanzioni di Ginevra del 1935 indussero il fascismo a intensificare ulteriormente l’impegno. La Battaglia del Grano divenne anche una canzone: parole di Antonio Ciccarelli, musica di Aldo Laurenti, Casa Editrice Mattiuzzi & Biancani, Bologna. In copertina un fascio littorio percorso dalla carovana dei camion e il testo di un telegramma del ministro all’Agricoltura: A nome anche S.E Capo Governo la ringrazio gentile Omaggio Suo inno autotreno grano e ricambio cordiale Saluto. “Acerbo”.
Il video che segue è stato incorporato dal sito ufficiale dell’Istituto Luce. Tratta l’allestimento dei rimorchi dell’ “Autotreno del Grano”.
Bibliografia:
Un sentito ringraziamento al personale della biblioteca Saffi di Forlì.
Autotreno del Grano. Illustrazione tecnica. Stabilimento Tipo-rotocalcografico Arte della Stampa, Roma, 1930.
Francesco Todaro. Grano. Enciclopedia Italiana – I Appendice (1938) in treccani.it .
Archivio Luce.
Forum Livii, Forlì 1930.
Il Popolo di Romagna,1930.
La Stampa, Torino 1930.
Catalogo generale dei Beni Culturali.

