
C’è un filo invisibile ma indissolubile che lega l’arte e l’architettura quattrocentesca, la devozione popolare e le grandi figure del Rinascimento forlivese. Al centro di questa trama si trova la Madonna della Ferita, un affresco della metà del XV secolo che racchiude in sé il fascino del prodigio e il genio architettonico dell’epoca. Oggi è custodita all’interno del Duomo, nella cappella del Santissimo Sacramento già denominata capella della Madonna della Ferita. L’opera racconta una storia di sangue, fede e propaganda politica.
Le cronache dell’epoca, in particolare quelle di Andrea Bernardi (più noto come “il Novacula”), ci riportano al 1490. In quel momento l’affresco si trovava all’esterno della canonica, sotto il portico di un vicolo sul lato della chiesa che conduceva verso l’odierna Piazza Saffi. Era meta di un importante pellegrinaggio che numerosi ex voto ancora oggi testimoniano. Secondo i racconti, fu il fendente della spada di un soldato a cambiare per sempre il destino del dipinto che portava il nome di Madonna della canonica. Colpito al volto, il ritratto della Vergine iniziò miracolosamente a sanguinare. L’evento scosse profondamente la comunità e non lasciò indifferente la Signora di Forlì, Caterina Sforza. Intuendo l’importanza anche politica di proteggere un simile simbolo, la Leonessa di Romagna si mosse immediatamente commissionando all’architetto Pace di Maso del Bambase la costruzione di una cappella dedicata. Nacque così il Santuario della Madonna della Ferita. Il capace progettista forlivese disegnerà in seguito anche l’Oratorio di San Sebastiano.

L’iconografia dell’affresco, di autore ignoto, racconta una storia di devozione e simboli. La Vergine è raffigurata frontalmente mentre tiene tra le braccia il Bambino, avvolto in un panno e apparentemente intento a succhiare il seno materno, anche se la disposizione del panneggio non permette di distinguere con chiarezza il gesto. Maria indossa un ampio manto bianco, caratterizzato da panneggi abbondanti, decorato con rosette rosse realizzate a stampo. Gli esperti evidenziano come il naturalismo del volto e i dettagli ornamentali del mantello inseriscano l’opera nella produzione figurativa della seconda metà del Quattrocento.

La cappella, nata come corpo autonomo, ha subìto nel tempo profonde trasformazioni fino a essere inglobata nell’attuale struttura del Duomo. Anche la collocazione dell’affresco è mutata. Se in origine dominava l’altare maggiore, nel corso del XX secolo è stato spostato sull’altare sinistro della cappella oggi dedicata al Santissimo Sacramento.

