
Pace di Maso del Bambase (Bombace, Bombaci) fu un architetto, disegnatore e ricamatore forlivese vissuto tra il 1440 e il 1500. Due sono le testimonianze della sua attività di architetto nella città di Forlì: l’oratorio di San Sebastiano e la cappella della canonica nel Duomo.
Le poche notizie della sua vita lo identificano come membro di una famiglia di tessitori. Tommaso (Maso) era il padre e Pace era figlio e allievo. L’interessante “cognome” Bambase riconduce a un’immagine legata alla bambagia, al cotone, al filo tessile e quindi al ricamo. Questo termine “ricamatore” con cui Pace si firmava – scrive Giuliano Missirini – non deve lasciare perplessi. La moda maschile, sul finire del XV secolo, gareggiava con quella femminile per lusso e varietà, tanto da necessitare di creatori che fossero autentici artisti. E il Novacula (Andrea Bernardi, 1450-1522, storico e diarista nda) racconta, non senza bofonchiare moralismi, che nel 1495 si usavano persino calze con ricami e finiture firmati dall’autore. L’attività di ricamatore di Pace potrebbe però essere interpretata come quella di disegnatore di modelli poi eseguiti da artigiani. Non vi sono testimonianze, se non quelle dei cronisti, di questa sua professione.
Lo stesso Novacula definisce Pace come un artista appartenente alla “brigata di Melozzo”. Amico del grande Melozzo da Forlì, fu uno dei pochi – scrive ancora Missirini – a dividerne l’eredità spirituale con il Palmezzano: a Marco il mestiere della pittura, a Pace l’arte del volume.
L’attività di architetto di Pace di Maso del Bambase è rappresentata a Forlì da due edifici religiosi. Il primo è la cappella della Madonna della Ferita, definita anche della Canonica o del Santissimo Sacramento. Nata come corpo autonomo servito da un portico, oggi è inglobata nei volumi del Duomo. Fu realizzata nel 1490 su incarico di Caterina Sforza. Il secondo è l’oratorio di San Sebastiano, realizzato tra il 1498 e il 1502. La costruzione fu completata due anni dopo la morte del grande architetto. Oggi è utilizzata come sede di esposizioni temporanee. Di questo edificio Maria Cristina Gori scrive: È forse l’edificio forlivese che meglio esprime la cultura di matrice melozzesca.

Una via del centro storico, nel quartiere Schiavonia-San Biagio, lo ricorda come Pace Bombace. Una scelta toponomastica fatta probabilmente per rendere più semplice l’odonimo a fronte del più complesso, anche se più esaustivo e interessante, Pace di Maso del Bambase. Bombace/bambace indicava comunque anticamente la bambagia o il cotone grezzo, prodotto che fu importato in Italia e precisamente in Sicilia, nell’anno 1000 dagli arabi.
Bibliografia:
Giordano Viroli, Per un modello di cultura figurativa. Forlì, città e museo, Istituto per i beni artistici culturali naturali della Regione Emilia-Romagna – Comune di Forlì, Bologna 1980.
Marina Foschi, Luciana Prati (a cura di), Melozzo da Forlì. La sua città e il suo tempo, Leonardo Arte, 1994.
Giuliano Missirini, Guida raccontata di Forlì, Libreria L. Cappelli, Forlì.
