LA ROTATORIA DI PORTA SAN PIETRO (GLI INGRANAGGI)

Museo a cielo aperto sulla rotatoria di Porta San Pietro con la ruota dentata e l'ingranaggio delle Officine di Forlì.
Museo a cielo aperto sulla rotatoria di Porta San Pietro con la ruota dentata e l’ingranaggio delle Officine di Forlì.

Quando la routine s’interrompe per incontrare la cultura, significa che qualcosa d’interessante è stato fatto. I forlivesi l’hanno fatto. Sulla rotatoria di Porta San Pietro hanno collocato due pezzi di archeologia industriale che raccontano una pagina del nostro passato; per ricordare che in quella zona, nelle vicinanze della prima stazione ferroviaria di via Monte Santo, dopo l’unità d’Italia nacque la prima area industriale forlivese. Oltre all’interessante impatto estetico, la ruota dentata e l’ingranaggio offrono la traccia di una significativa storia italiana.

Si tratta di meccanismi che componevano un tornio frontale utilizzato dalle Officine di Forlì per la lavorazione delle flange. L’opificio era ubicato nell’attuale viale Vittorio Veneto. Il Comune di Forlì ha voluto che gli antichi manufatti in ghisa fossero posizionati a poche centinaia di metri dal luogo del loro reale utilizzo.

Nate nel 1863 come Società Anonima per l’Illuminazione a Gaz per la Città di Forlì e Fonderia del Ferro, le Officine di Forlì divennero di proprietà del famoso ingegnere milanese Enrico Forlanini che, nel 1895, le acquisì dalla Cassa dei Risparmi di Forlì. Nel 1958 furono acquistate dalla società Bartoletti e in seguito furono denominate Fonderie di Forlì. La ruota dentata e l’ingranaggio fanno parte di una donazione, a favore del Comune, effettuata nel 2008 dal Tribunale in seguito al fallimento Bartoletti. Il materiale si trovava depositato su alcuni rimorchi nel piazzale della Bartoletti in via Zampeschi ed era destinato alla “rottamazione”. La consegna, con l’autorizzazione del Tribunale, fu formalizzata da Mauro Cangialeoni, subentrato nella gestione Bartoletti, e i pezzi furono trasportati in deposito nell’area dell’Autoparco comunale di via Pelacano dove rimasero alcuni anni in attesa del loro utilizzo.

L’antico tornio frontale quando ancora era in funzione. Immagine tratta da un pieghevole che celebra la storia della famiglia e della fabbrica Bartoletti.

I due pezzi, assieme ad altra documentazione d’archivio collocabile tra la fine dell’800 e il secolo successivo, furono salvati grazie all’intervento di un gruppo di persone che vanno ricordate nei rispettivi ruoli di allora. Innanzitutto il curatore fallimentare Luigi Lamacchia che innescò l’operazione, Luciana Prati e Vanni Tesei (rispettivamente direttore dei musei e della biblioteca), Gabriele Zelli (assessore), Marino Mambelli che ha curato la donazione ed è stato l’ideatore della rotatoria. E un grande apprezzamento va a chi, delle Officine di Forlì e della Bartoletti, con moderna sensibilità ha custodito negli anni quei pezzi storici divenuti, per l’azienda, inutilizzabili e ingombranti.

Fiditalia ha sponsorizzato l’operazione, Arianna Pucci ha redatto il progetto esecutivo. Dario Pinzarrone è stato il supporto tecnico messo a disposizione dal Comune. E poi la scelta dell’Amministrazione: coraggiosa e all’avanguardia per un primo passo verso un più ampio museo a cielo aperto.

La ruota dentata depositata nel piazzale della Bartoletti. Una donazione l’ha salvata dalla “rottamazione”.

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