E PESTAPEVAR (IL PESTAPEPE), LA PRIMA SALA DA BALLO DEI FORLIVESI

di Marino Mambelli

La prima vera sala realizzata a Forlì per l’uso del ballo fu inaugurata il 4 febbraio 1893. A volerla fu la Società del Pestapevar che la fece costruire in legno dalla Cooperativa Falegnami sull’orto di San Mercuriale alle spalle dell’antica chiesa. Si trovava su una parte dell’attuale piazza XX Settembre verso corso Della Repubblica. La sala fu chiamata Pestapevar.

Una veduta interna del Pestapevar, la prima vera sala da ballo dei forlivesi. Biblioteca Saffi, archivio fotografico.

Ai forlivesi è sempre piaciuto festeggiare. Il ballo, in particolare, è stato una delle attività di maggiore aggregazione e svago dei nostri progenitori. Ballavano nelle aie, nei circoli politici, in quelli culturali, nelle corti urbane, alle feste paesane, a quelle in maschera, al teatro Comunale. In particolare il Carnevale era un appuntamento irrinunciabile. Alla fine dell’Ottocento si danzava spesso in piccole salette improvvisate che gli esponenti della “Forli bene” definivano: postacci. In effetti a volte erano luoghi malfamati ma erano frequentatissimi e non accontentavano la grande richiesta dei “ballerini”. I postacci, che si riempivano di gente comune, portavano il nome di Rimbomba, Gran Duilio, Gran Bretagna e altri ancora. Ai luoghi popolari rispondevano le sale allestite nei circoli cittadini. Qui il ballo veniva spesso accostato alla beneficenza e ad altre iniziative culturali. Il Circolo dei 39, che aveva sede in corso Vittorio Emanuele, nel 1886 organizzò, ad esempio, un trattenimento musicale con ballo a beneficio del Ricovero di Mendicità. Al Piccolo Club, racconta invece il diarista Filippo Guarini, nello stesso mese il ballo mascherato è riuscito animato e elegantissimo quanto può darlo la nostra città: le signore si contavano fino a 74 e molte di esse brillavano per ricchi e ben integri travestimenti. In occasioni particolari l’organizzazione delle feste veniva seguita con tale interesse che il ballo diventava l’ “evento”. Veniva molto pubblicizzato, venivano distribuiti volantini e a volte si arrivava, soprattutto nel ‘900, alla pubblicazione di un “numero unico”: un giornale che presentava e celebrava l’evento. Proprio grazie alla popolarità che riscuoteva il ballo, sulle sue pagine apparivano numerose pubblicità .

Un volantino del gennaio 1888 che pubblicizza una festa di carnevale organizzata dalla Società del Pestapevar. Allegato al Diario Forlivese di Filippo Guarini (1863-1920). Biblioteca Civica Aurelio Saffi.

La Società del Pestapevar, costituita nel 1886, era un’istituzione privata che dedicava il proprio impegno all’organizzazione dei divertimenti. Coltivava nei suoi intenti un insieme di cultura, svago, beneficenza e goliardia. Era un sodalizio colto e intraprendente. In un documento del 1888 troviamo l’interessante composizione del Consiglio Direttivo di quel momento:
Presidente: conte Domenico Guarini Matteucci
Vice presidenti: Antonio Sauli Visconti e Francesco Basini
Consiglieri: Pellegrino Bedei, rag. Domenico Benelli, conte Filippo Guarini, Filippo Bissi, avv. Curzio Casati, Angelo Fratti, Gaetano Guardigli, ing. cav. Gustavo Guerini, avv. Camillo Mazzoni, Antonio Riva, Ercole Rota Aspini, conte Rinaldo Saffi, Luigi Succi, Augusto Asioli.

La società avviò l’organizzazione di molte iniziative tra cui la più popolare era la festa di Carnevale. Ogni anno costruiva un padiglione nell’area di accesso al Foro Annonario, l’attuale Mercato Coperto in piazza Cavour, e offriva divertimento a basso costo. Il 22 febbraio 1886, Filippo Guarini annotò sul suo diario: E’ il Martedì grasso; tempo nuvoloso; il termometro esterno segna +3. Sul mezzogiorno il cielo tende a rasserenarsi tanto che al tocco si apre il Festival di Pestapevar e vi corre gran gente, che si diverte nel ballo, nella giostra, nella pesca dei milioni, nel bazar, nella fiera gastronomica; il luogo è aperto fino alle 6 non potendosi più tener aperto la sera per avere la luce elettrica fatto infelicissima prova.

Sappiamo che nel 1888 la Società del Pestapevar promosse una Festa Popolare di Beneficenza a favore dell’Asilo Infantile, Ospizi Marini, Società dei Reduci e Ricovero di Mendicità. La sede principale dell’avvenimento fu il palazzo Pettini in piazza Vittorio Emanuele, quello che noi oggi indichiamo come palazzo Albertini in piazza Saffi. Nel programma era prevista una Esposizione Umoristica Internazionale un servizio di Caffè e Ristorante e una scaletta di veramente intensa per il periodo tra il 4 e il 19 febbraio: Feste pei Soci, Balli Popolari, Passeggio di Maschere con Ballo, Veglie Mascherate con premi alle migliori Maschere, Feste per Bambini, Abrakadabra – trattenimento arabo, Tiro al Piccione con premi, Bazar, Fiere, Ruota della Fortuna. Alcuni balli erano gratuiti e riservati ai soci e alle loro famiglie. Le nuove iscrizioni alla società venivano accolte nella sede di palazzo Pettini e presso il sig. Angelo Fratti, orologiaio sotto i portici del palazzo comunale.

Il volantino del 20 gennaio 1893 che annuncia la costruzione del Pestapevar, la prima vera sala da ballo dei forlivesi. Allegato al Diario Forlivese di Filippo Guarini (1863-1920). Biblioteca Civica Aurelio Saffi.

Il padiglione che la Società del Pestapevar collocava ogni anno sul fronte del Foro Annonario per la festa di Carnevale, alla fine degli spettacoli doveva essere smantellato. Obbligatoriamente. L’operazione di montaggio e smontaggio comportava ovviamente dei costi e la Società chiese più volte all’Amministrazione di collocare il manufatto in modo permanente. In cambio offrì l’utilizzo della struttura da parte del Comune e propose di destinare ad opere di beneficenza il denaro risparmiato. Per altro, dalla narrazione del Guarini, il padiglione ci giunge con un aspetto interessante. Il diarista forlivese lo descrive così: piace l’arredamento del baraccone, con verdura, tela a colori, pennoni, bandiere, ed emblemi con maschere e pitture; la fronte dell’ingresso è dipinta anch’essa e l’insieme fa dimenticare di essere nel cortile della Pescheria. Della vantaggiosa opportunità di mantenere montato il padiglione ne parlò anche la stampa, ma l’Amministrazione fu irremovibile. Così la Società decise di costruire una sala propria in un luogo autonomo. Già nel 1891 il giornale La Lotta rese noto le intenzioni della Società, ma la realizzazione dello stabile venne avviata qualche tempo dopo. La sua inaugurazione porta la data del 4 febbraio 1893. Il nome fu: Pestapevar (Pestapepe).

Un volantino stampato dallo stabilimento tipografico Croppi, datato 20 gennaio 1893, ne diede l’annuncio. Il documento lo troviamo allegato al diario manoscritto di Filippo Guarini come gran parte della documentazione che abbiamo utilizzato per portare a termine questa ricerca forlivese. Il foglietto è particolarmente rappresentativo e molto ci racconta di quel sodalizio ludico/culturale/benefico/goliardico. L’immagine la proponiamo nell’apparato fotografico ma ora vogliamo farne una brevissima lettura critica. Innanzitutto l’intestazione: Pestapevar I (Pestapevar primo) ed unico Re della Baldoria. Per grazia di Marco Melozzo…. Qui capiamo perché la Società e la sala da ballo furono chiamate Pestapevar (Pestapepe). L’ispiratore è un affresco del Quattrocento che si trovava sulla facciata di un edificio che ospitava uno speziale in borgo Ravaldino. Un’insegna di grandissimo interesse. Si tratta di un dipinto che raffigura un garzone che con forza si spinge a pestare nell’ampio mortaio davanti a se. Alla fine dell’Ottocento, quando nacque la Società del Pestapevar, l’affresco era attribuito a Melozzo degli Ambrogi, l’ineguagliabile Melozzo da Forlì. Ecco perché nel volantino leggiamo: Per grazia di Marco Melozzo. Per altro il nome Marco è errato: gli fu infatti attribuito per colpa di un pasticcio interpretativo relativo ad un dipinto di Marco Palmezzano. Quell’erroneo Marco Melozzo lo troveremo ancora in enciclopedie del Novecento.
L’affresco del Pestapepe, che fu staccato dal muro della spezieria, oggi è custodito nella Pinacoteca Civica forlivese. L’attribuzione a Melozzo non è più attuale. Si parla di una scuola ferrarese con un possibile intervento di Francesco Del Cossa.

Il Pestapepe: insegna di una spezieria quattrocentesca forlivese.

Il volantino narra anche il motivo per il quale la Società andò a realizzare nuova costruzione e puntualizza che la sala potrà servire per tutti i variati e geniali trattenimenti desiderabili, oltre a quelli carnevaleschi. Infine godiamoci le firme: Pestapevar re della baldoria, Pivarola, ministro degli affari inutili; PestaPesta, ministro dei lavori speziali; Mortaio, ministro guarda pestelli; Screcca, ministro delle spezialità concentrate nel vuoto. Il nuovo locale era destinato a tutti. Così leggiamo: a condizione che bandiscano l’egoismo e la musoneria e di null’altro preoccuparsi che di divertirsi. Il nome Pestapevar/Pestapepe era ed è tutt’oggi una modernissima metafora: rappresentava un ambiente vivace e frizzante, dove la cultura, la goliardia, l’umorismo e il divertimento la facevano da padrone.

Il Pestapevar era una sala da ballo, ma la sua progettazione dava la possibilità di ospitare ogni tipo di spettacolo. Possedeva platea e palchetti e la presenza di un palco scenico mobile consentiva la messa in scena di commedie, spettacoli comici e filodrammatici, per poi lasciare nuovamente posto ai balli. Aveva dimensioni considerevoli, era servito dalla luce elettrica e gli associati dimostrarono grande soddisfazione. Il nuovo locale nell’orto di San Mercuriale non fece certo rimpiangere quello smontabile del Foro Annonario. La nuova struttura in legno diventò un punto di riferimento della cultura popolare. Una “sala polivalente” che negli anni entrò nei luoghi mitici della storia popolare forlivese. Un vero e proprio Politeama.

Un volantino che pubblicizza “La Sonnambula” di Bellini in scena il giorno 13 dicembre 1895 al Pestapevar di Forlì. Allegato al Diario Forlivese di Filippo Guarini (1863-1920). Biblioteca Civica Aurelio Saffi.

Uno dei primi spettacoli fu quello del famosissimo Fregoli, uno dei più celebri attori e trasformisti della storia del teatro. Il Pensiero Romagnolo del 30 luglio 1894 racconta che a Forlì non si era mai visto uno spettacolo eguale. L’ultimo fu invece quello della compagnia Moro Lin che, nel mese di novembre del 1897, si esibì a Forlì nell’ormai famoso Politeama Pestapevar colmo di persone. Nessuno avrebbe immaginato cosa sarebbe accaduto un’ora dopo la fine dello spettacolo. Fu proprio in quella notte che la grande struttura in legno fu devastata delle fiamme lasciando increduli i forlivesi che accorsero in massa. Intervenne anche il Corpo dei Pompieri, ma non ci fu nulla da fare. Nel rogo andò distrutta anche l’intera dotazione della compagnia teatrale Moro Lin. Ma lasciamolo raccontare direttamente da Filippo Guarini: alle 2 la campana del Pubblico chiama i pompieri ad un grande incendio: arde il Politeama Pestapevar. In un momento è una immensa fornace e alle 2 ½ lo spettacolo è spaventevole. I Pompieri non riescono che ad isolare il locale, che brucia fino a tardissimo non rimanendo che le mura diroccate per evitare maggiori disgrazie. Per la veemenza delle fiamme bruciano anche le persiane e le tende della vicina residenza del Primicerio di S. Mercuriale, ove si organizza un servizio d’isolamento e di sgombro da lui e dal cappellano, non potendo i pompieri far nulla per loro, svegliati nel mezzo del sonno. Il locale è assicurato, ma l’incendio si crede doloso, essendosi sviluppato contemporaneamente in varii punti, un’ora dopo che la compagnia Moro Lin aveva finito una sua rappresentazione. Quei poveri artisti hanno perduto tutta la loro roba, attrezzi, scene, vestiario. Si apre una sottoscrizione a loro beneficio. I forlivesi soffrirono molto quell’evento. Era finita un’epoca: breve ma intensa.

Nel 1905, quindi otto anni dopo, nella zona della chiesa di San Pellegrino, fu costruito, da un gruppo di privati, il nuovo Politeama. Anche questo molto bello. Più ampio e attrezzato del precedente. Fu intitolato a Ermete Novelli, il grande attore drammatico italiano, ma da tutti venne da subito chiamato Pestapevar. Anche il Pestapevar/Politeama Novelli ebbe vita breve. Nel 1914 era già stato demolito per motivi di pubblica utilità. E’ molto triste pensare che il Novelli era stato costruito sull’area di risulta del vecchio teatro Santarelli, anch’esso abbattuto. Il destino dei numerosi teatri forlivesi sembra seguire un percorso segnato da un pesante e insistente piccone. Non fu certo un’eccezione il Comunale che venne demolito dopo aver subito ingenti danni di guerra alla fine del secondo conflitto mondiale.

Bibliografia:
Diario Forlivese di Filippo Guarini. Manoscritto. Forlì, Biblioteca Aurelio Saffi.
Elio Caruso. Forlì, Città e Cittadini tra Ottocento e Novecento. Volume 2. Mario Lapucci. Edizioni del Girasole. Ravenna,1991.
Paola Mettica. Forlì, la Piazza, una Storia di 1000 Anni. Camera di Commercio di Forlì-Cesena.
E Pestapevar de Democratic. Numero straordinario dei ragazzi del Circolo. Numero unico
Marino Mambelli. L’altro Palmezzano. La Mandragora. Imola, 2005.
Giordano Viroli. Pittura dal Duecento al Quattrocento a Forlì. Nuova Alfa Editoriale Elemond Editori Associati, 1998.

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