PARADISO (VIA)

di Marino Mambelli

La via Paradiso attraversa il quartiere San Pietro nella città di Forlì. Sull’Elenco Generale delle Strade e Piazze della Città di Forlì del 1899 leggiamo che non si hanno notizie storiche sull’origine del nome. La stessa affermazione viene ripetuta nell’omologa pubblicazione del 1935, mentre nei registri del 2020 leggiamo: Già via delle Forche, Paradiso e via E. Dandolo. Detta delle Forche perché il boia vi aveva il magazzino degli strumenti di tortura, arsi in piazza il 13 maggio 1798: per contrapposizione la via fu denominata Paradiso.

La dicitura del 2020 riprende quanto scrisse Pellegrino Baccarini nel periodo napoleonico. Sull’autografa Cronaca di Forlì, conservata presso la biblioteca Aurelio Saffi, il cronista forlivese racconta infatti: Fu nel 13 maggio (1798) che, non contenti i novelli padri della patria, intenti sempre a distruggere quanto era in uso nel cessato Governo, vollero che gli istrumenti di morte sparissero: diffatti fu spedito un distaccamento di Guardia Nazionale in via già detta delle Forche, ora paradiso, ove in una casullola erano riposti ceppo, tagliola e mazzola, non che le forche. Tutto questo materiale fu trasportato sulla gran piazza, e se ne formò di questo una catasta ossia pira. Il passo descrive un atto simbolico compiuto dalla Guardia Nazionale il 13 maggio 1798 e cioè la distruzione pubblica degli strumenti di morte usati dal precedente regime: attrezzi che volevano essere associati a punizioni cruente e ingiuste. L’azione aveva lo scopo di esprimere la volontà dei rivoluzionari di rompere definitivamente con il passato e di affermare i nuovi valori di libertà e uguaglianza. E “Paradiso” poteva essere una metafora ideologica di speranza per un futuro migliore. La Rivoluzione francese, con la sua ideologia di rottura con l’Ancien Régime, ipotizzava una nuova società giusta e libera, lontano dalle ingiustizie e dalle disuguaglianze del passato. In questo contesto, il “paradiso” rappresentava appunto il futuro. Ma sulla sostituzione/contrapposizione della denominazione abbiamo forti dubbi.

Via Delle Forche prima, via Paradiso poi. Un cambio di toponimo in onore alla distruzione degli attrezzi della morte? In “contrapposizione” alla precedente infernale denominazione? L’idea è molto accattivante e quasi poetica. L’atto di sostituire e contrapporre un toponimo a un altro è ben conosciuto. A Forlì il più moderno esempio politico è viale Della Libertà che andò a prendere il posto di viale XXVIII ottobre. Ma non crediamo sia il caso di via Paradiso. Innanzitutto il Baccarini non accenna ad alcuna motivazione politica. Leggiamo con attenzione cosa scrive: via già detta delle Forche, ora Paradiso senza parlare di alcuna contrapposizione. E non fa nulla per farci capire che ci troviamo di fronte a una variazione toponomastica simbolica effettuata contestualmente alla distruzione di ceppo, tagliola e mazzola. Eppure il cronista è molto preciso nella narrazione dell’avvenimento citando data e autore: la Guardia Nazionale. La contrapposizione Forche/Paradiso appare quindi una interpretazione moderna. Interessante, ma facilmente confutabile.

Per spiegare il nome della nostra via bisogna, a nostro avviso, riferirsi al primitivo significato di paradiso, cioè giardino, o come spiega il Polloni, di luogo di incantevole vista. La zona è quella giusta. Siamo infatti a ridosso della verde e magnifica fascia degli orti e nell’area erano presenti chiese e conventi con relativi orti, prati e giardini interni. Ogni punto potrebbe il luogo di incantevole vista.

Forlì, via Paradiso. Foto Forlipedia, 2025.

Il Paradiso forlivese per eccellenza è quello che Caterina Sforza fece realizzare a ridosso della Rocca di Ravaldino. Un giardino leggendario di cui oggi rimangono solo poche tracce. La via Guado Paradiso alla quale si accede da via Firenze, vuole proprio ricordare il percorso che dalla strada per la Toscana portava, superando il fiume Montone, alla residenza fortificata della signora di Forlì.

Il toponimo Paradiso è frequentissimo in Italia col significato di giardino.

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