IL QUARTIERE DEL PODESTA’ E LE SALE DEL GIANI (PALAZZO COMUNALE)

Al primo piano del palazzo pubblico, in angolo tra le attuali piazza Saffi e via Delle Torri, in periodo giacobino venne realizzato il cosiddetto “Quartiere del podestà”. Foto Forlipedia, 2018.

Nel periodo napoleonico il palazzo del podestà, lo splendido edificio in angolo tra gli attuali piazza Saffi e corso Diaz, perse, per iniziativa delle istituzioni giacobine, la propria destinazione. La dimora giudiziario-amministrativa fu infatti trasferita al piano “nobile” del grande palazzo pubblico (il Municipio) dove fu costituito il cosiddetto “Quartiere del podestà”. Il nuovo prestigioso spazio fu dotato di alcune sale in angolo tra piazza Saffi e via Delle Torri. Gli stessi ambienti, in epoca di Restaurazione, ospiteranno il “legato pontificio” e, in epoca moderna, saranno la “residenza” dei sindaci. Fu Roberto Balzani, nel 2009, a spostare gli uffici di primo cittadino di Forlì nelle vicinanze dello scalone del Bibiena e il sindaco Davide Drei manterrà quella posizione.

Per rendere quelle stanze degne del podestà, tra il 1808 e il 1809, fu chiamato il grande Felice Giani che ne dipingerà a tempera, in stile neoclassico, le volte. In quelle sale, spiega Giordano Viroli, l’artista gioca con gusto da virtuoso intorno al proprio campionario iconografico.  

SALA DEL CONSOLE FABRIZIO

La sala del console Fabrizio. Felice Giani 1808. Forlì, palazzo comunale. Quartiere del podestà.

 

 

 

 

La volta si presenta di particolare bellezza. Al centro il console romano Fabrizio Luscino Gaio, esempio di onestà e modello di virtù (anche in Dante), rifiuta i doni dei nemici Sanniti che tentano di corromperlo. Nei riquadri che contornano il tema centrale sono rappresentate le quattro virtù cardinali, cioè le virtù essenziali della vita dell’uomo verso il bene. La “Fortezza”: guerriera, con il leone ed il bastone; la “Prudenza”: con lo specchio, simbolo della riflessione e il serpente stretto nella mano (Matteo: siate prudenti come i serpenti); la “Giustizia”: coronata, con la spada e la pergamena delle leggi; la “Temperanza”: giovane, con le briglie e il morso del cavallo in mano. Quattro fanciulli (genietti) riempiono gli spazi della volta attorno alla Forza e alla Giustizia. Tutti diversi: con la pelle di leone, con un bastone, con la bilancia e con un fascio. Quest’ultimo, famosa insegna giacobina, già simbolo di forza nell’antica Roma, sarà ripreso nel Novecento come emblema fascista. Completano l’apparato decorativo i monocromi raffiguranti attrezzature guerresche come scudi, spade, frecce: elementi frequenti nella rappresentazione repubblicana.

 

 

 

 

 

SALA DELLE DONNE SPARTANE

La sala delle Donne spartane. Felice Giani 1808. Forlì, palazzo comunale. Quartiere del podestà.

Le donne spartane fanno giurare i figli sullo scudo: abbandonarlo in guerra significherebbe tenere un comportamento vile. O con questo o sopra di questo (Plutarco): tornare quindi da eroi o condotti a casa senza vita, stesi sopra lo scudo. La prima madre alza la mano in gesto di saluto ma anche di ammonimento, i giovani guerrieri rispondono con solennità. Nei riquadri immagini di battaglie (fra ateniesi e spartani?) e nei tondi, dipinti su tela e poi applicati al soffitto gli dei: Venere, Marte, Giove, Nettuno, Minerva, Plutone.

 

 

 

 

 

 

 

 

SALA DEL TRIONFO DI ROMA

La sala del Trionfo di Roma. Felice Giani 1808. Forlì, palazzo comunale. Quartiere del podestà.

La sala presenta al centro della volta due tempere ottagonali incorniciate che rappresentano “Il Trionfo di Roma” e il “Trionfo della Pace”. Nel Trionfo della Pace una figura femminile alata su di una biga innalza un ramo d’ulivo. Dietro, i soldati reggono un trofeo mentre suonano le trombe. E’ la fine della guerra. Nel trionfo di Roma (detto anche Trionfo della Guerra) la figura femminile impugna un’asta con l’immagine di un’aquila, mentre con l’altra mano regge la ghirlanda. Un giovane, ai piedi di una colonna istoriata, osserva tra squilli di tromba.

SALA DI ACHILLE

Come asserisce Vittorio Mezzomonaco e ribadisce Giordano Viroli, le tempere della volta sono da attribuire alla scuola del Giani. Al centro Achille giura di vendicare la morte di Patroclo. Tutt’attorno la leggerezza e la modernità quasi grafica delle Danzatrici. I temi sono ancora quelli della mitologia greca e romana.

La sala di Achille. Scuola di Felice Giani 1808/9. Forlì, palazzo comunale. Quartiere del podestà.

Per saperne di più:
Vittorio Mezzomonaco. Felice Giani. Gli affreschi del quartiere del Podestà del Palazzo Municipale di Forlì. Calendario per l’anno 1986 edito dalla Cassa dei Risparmi di Forlì.
Giordano Viroli. Pittura dell’Ottocento e del Novecento a Forlì. Nuova Alfa Editoriale. Con il contributo della Cassa dei Risparmi di Forlì, 1997.
Mariacristina Gori. Contributo alla conoscenza dell’attività forlivese e cesenate di Felice Giani. Il Carrobbio anno XVIII. Bologna 1992.

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