ANDREA BRIGLIADORI

Andrea Brigliadori. Foto. Raccolta privata.

Andrea Brigliadori, nato a Meldola nel 1938, è stato un poeta, scrittore, critico e professore. Fratello maggiore di un altro importante intellettuale forlivese, Piergiorgio Brigliadori, dal 1951 è vissuto a Forlì. Tra il 1969 e il 1994 ha insegnato Letteratura italiana e latina presso il Liceo Scientifico “Fulcieri Paulucci di Calboli”, che gli ha intitolato la propria biblioteca.

Nel 1963 ha pubblicato la sua prima e unica raccolta di poesie “Presentimento della maturità” (Rebellato, Padova 1963), i cui testi in precedenza avevano ricevuto, tra gli altri, il giudizio “positivamente lusinghiero” di Giorgio Bassani e nel 1960 erano stati segnalati al premio letterario “Trebbo Poetico Città di Cervia”, di cui allora era presidente Giuseppe Ungaretti e che vedeva la presenza in giuria di Vittorio Sereni.

Tale raccolta, rivista e ampliata con l’aggiunta di poche liriche, fu ripubblicata nel 2006 con il nuovo titolo di ispirazione pasoliniana “Un consumato amore: poesie 1959-1967” (Il Ponte Vecchio, Cesena, 2006), su richiesta dei giovani poeti forlivesi dell’Associazione culturale “Poliedrica”. Nel 1997 sue poesie sono apparse nell’antologia “Pelasgi” (Rimini, 1997).

Nel 1969 ha curato l’antologia “Gli scrittori italiani raccontano l’adolescenza” (Forum, Forlì 1969), la cui novità consisteva nel proporre agli studenti brani tratti non da libri di fantasia scritti appositamente per i ragazzi, bensì da “libri che gli scrittori adulti scrivono per i lettori adulti”, accompagnati però da note a bordo pagina per aiutarli a comprendere meglio “le ragioni psicologiche, i moti dell’animo” dei ragazzi e delle ragazze protagonisti.

La targa posta all’ingresso della biblioteca che Liceo Scientifico “Fulcieri Paulucci di Calboli” ha intitolato all’insegnante e poeta forlivese.

L’interesse per le arti figurative lo ha portato a scrivere le monografie dello scultore Gino del Zozzo, intitolata “Gino Del Zozzo del Lucchi” (Forlì, 1981), e del pittore Roberto Casadio, dal titolo “Roberto Casadio: opere 1959-1992” (Forlì, 1993). Insieme con amici pittori ha curato il libro d’arte “Chile” (Forlì, 1974) e “Per Montale” (Forlì, 1982), cui sono seguiti molti cataloghi per mostre d’arte.

Per l’attore e doppiatore Massimo Foschi ha composto testi per recitazione e teatro: “Il perché delle cose” su Leopardi, “La cenere degli astri” su Montale, “L’ombra del vero” su Pascoli, “Vi parlerò con la mia voce” di Turoldo. Insieme allo storico e uomo di cultura Giuliano Missirini ha scritto “Ma la gloria non vedo” (Forlì, 1976) su liriche di Carducci, Pascoli e D’Annunzio per il gruppo teatrale di Gabriele Lavia, di Roberto Herlitzka e dello stesso Massimo Foschi. In collaborazione con il Professor Giovanni Matteucci ha ricavato da Samuel Beckett il recital “Su questa porca terra”. Nel 1997 ha realizzato con l’insegnante e attore Denio Derni un’elaborazione teatrale di “Cuore” di De Amicis, nata con l’intento di “dimostrare che anche i bambini potevano fare vero teatro e un’operazione culturale importante” (D. Derni).

Ha curato le antologie “Voce donna: Forli 1997: Claudia Bartolotti, Novella Casadei, Paola Saiani, Monia Stagnani, Grazia Valentini” (Il Vicolo & «Il Ponte Vecchio», Cesena 1997) e “Santarcangelo della poesia: oltre il dialetto” (Luisè, Rimini 1998).

Ha scritto numerosissime prefazioni di poesia e narrativa che, per la ricchezza di elementi, hanno valore come testi a sé e complessivamente “assumono lo spessore di una vasta monografia […] su molti degli scrittori della Romagna contemporanea” (R. Casalini).

Inoltre ha collaborato a riviste, quotidiani e periodici con testi di letteratura, arte e attualità, tra cui la rivista di cultura romagnola “Confini” dell’editore Roberto Casalini e ha curato, insieme a lui, l’antologia “Sonetti romagnoli: i testi originali di 69 sonetti tradotti per la prima volta in italiano e un’ampia selezione da Rime e Rime di Argia Sbolenfi” (Il Ponte Vecchio, Cesena 2004) sui sonetti di Olindo Guerrini, noto principalmente con lo pseudonimo di Lorenzo Stecchetti.

Andrea Brigliadori durante una delle sue “Lecturae Dantis”. Raccolta privata.

Sempre attivo in ambito culturale, ha partecipato a pubbliche letture di versi e, insieme a Denio Derni, ha realizzato numerosi recital poetici: Lorca, Prévert, Brecht, Gozzano, Campana, Cardarelli, Pavese, Neruda, i poeti della Beat Generation, l’Antologia di Spoon River di Edgard Lee Master e altre ancora, che registravano grande partecipazione e apprezzamento da parte del pubblico romagnolo e non solo.

Nel 2003, in collaborazione con la pittrice Marina Sassi e il fotografo Giorgio Giunchi, ha pubblicato il libro “Il cuore sepolto. Storie e canti degli indiani d’America”, a sostegno di Emergency.

Nel 2006, insieme alla compianta Mariacristina Gori, ha organizzato una lettura su “Il mito di Francesca da Rimini nella pittura e nella poesia dell’Ottocento romantico”. Ha steso inoltre la sceneggiatura di “L’Inferno di Dante raccontato dai bambini”, con la regia di Denio Derni, per gli alunni della scuola elementare di Forlimpopoli. L’anno dopo ha curato l’adattamento e la sceneggiatura delle “Sottilissime astuzie di Bertoldo” di Giulio Cesare Croce, per il Teatro degli Avanzi di Forlimpopoli, diretto da Denio Derni.

Grande studioso appassionato della “Divina Commedia”, fu promotore e protagonista (insieme a Simonetta Bini, Valeria Capelli, Pantaleo Palmieri, Marilena Raggi e Francesca Rosetti) delle “Lecturae Dantis”, tenutesi dal 1996 al 2005 nella Chiesa di San Donato in Polenta e, dal 2005 al 2009, nell’Abbazia di San Mercuriale e nella Chiesa del Suffragio a Forlì.

Dal 2010 al 2012, per conto della Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì e della casa editrice “Il Ponte Vecchio”, ha curato l’edizione illustrata delle tre cantiche dantesche. Le letture e i relativi commenti hanno dato origine a tre libri “monumentali” che si pongono come pietre miliari nella storia della cultura romagnola: “L’Inferno di Dante” (Il Ponte Vecchio, Cesena 2010), “Il Purgatorio di Dante” (Il Ponte Vecchio, Cesena 2011) e “Il Paradiso di Dante” (Il Ponte Vecchio, Cesena 2012). I tre volumi sono corredati dalle opere grafiche di tre noti artisti forlivesi, rispettivamente: Roberto Casadio (Inferno), Mario Di Cicco (Purgatorio) e Angelo Ranzi (Paradiso).

A circa un anno dalla scomparsa del Professor Brigliadori, avvenuta il 2 dicembre 2014, è uscito il volume “La poesia, la parola e la vita” (Il Ponte Vecchio, Cesena 2015) a cura dell’editore Roberto Casalini. Diviso in sette parti (“Saggi e memorie”, “Andrea e Dante”, “Poeti e narratori delle province romagnole”, “I trebbi di Andrea”, “Un consumato amore”, “Andrea e le arti figurative”, “Un cenacolo per Andrea”), il volume raccoglie un’antologia degli scritti più significativi del Professore, insieme ad alcune testimonianze provenienti dal cenacolo dei suoi amici più stretti. Proprio dal capitolo finale dell’antologia del Ponte Vecchio sono tratte alcune delle seguenti dichiarazioni, le quali contribuiscono a testimoniare perché Brigliadori sia da molti annoverato tra i maggiori e più raffinati intellettuali romagnoli vissuti tra la fine del Novecento e questo principio del nuovo secolo. Per quanto riguarda invece i testi in formato integrale di cui è stato autore, curatore o prefatore il Professor Brigliadori, la maggior parte di essi è reperibile presso la Biblioteca comunale “Aurelio Saffi” di Forlì.

Andrea Brigliadori nel podere di famiglia a Pieve di Rivoschio. Raccolta privata.

Il Direttore generale delle mostre ai Musei San Domenico di Forlì Gianfranco Brunelli sintetizza con parole precise e puntuali il senso profondo della ricerca del Brigliadori: “La sua ricerca poetica puntava a ritrovare, fuori da ogni frammentismo, l’essenzialità delle parole: una purezza e una brevità che corrispondessero il più possibile alla tensione lirica (senza retorica e senza tecnicismi) e alla coscienza critica (senza astrattismi). Un ritrovamento di parole che fossero essenziali, scavate nell’intimo di una umanità contraddittoria e precaria, affinché potessero riprendere incisività e vita (verità, forse): un percorso estetico, una ricerca filologica lessicale che attraversava con frequenza analogie e metafore per approdare a forme espressionistiche. Sintetizzerei la sua ricerca poetica e critica nella formula: la parola come coscienza”.

Il Professore ordinario di Estetica contemporanea all’Università di Bologna Giovanni Matteucci spiega in quale senso e a quali condizioni si possa parlare di “letteratura come esperienza” a proposito del Professor Brigliadori:“Letteratura come esperienza, dunque, ma non perché circoscrivibile al semplice vissuto. Per quanto riuscisse a coinvolgere l’intimità di chi ascoltava, la letteratura porta da Andrea serbava un suo tratto di lontananza che la elevava a contenuto di riflessione. Non era mai la ricerca dell’effetto psicologico quello che emergeva nell’ascolto di una sua lettura o di una sua interpretazione. Diventava evidente che, fino a che serve a manifestare stati d’animo, la parola tutto sommato ha poco rilievo. Per farsi esperienza essa deve creare gli stati d’animo, inventare i contenuti psicologici, sorprendere con forme inattese che inducono a mobilitare le proprie energie”.

Il poeta e scrittore forlivese Matteo Zattoni, nipote del Professor Brigliadori, ricorda cosa fosse per suo zio la letteratura: “Non tanto passatempo o divertissement, né un insieme di mondi fantastici da sovrapporre al mondo, bensì la chiave di lettura più autentica del mondo stesso; naturalmente non tutti i libri, non tutta la letteratura. Eppure, attraverso i suoi maestri – Camus, Pavese, Leopardi, Montale, solo per citarne una parte infinitesimale –, lui aveva imparato a capire tutti gli uomini e, infine, se stesso, a darsi una ragione di sé, non fideistica, ma neppure nichilistica, a riconoscere alla vita la sua dimensione etica e persino sacrale”.

Così il pittore Roberto Casadio rievoca il “clima” di oltre un anno di lavoro trascorso insieme al Prof. Brigliadori per la realizzazione delle illustrazioni al primo volume della Divina Commedia: “Da quel momento nel mio studio in Via Giovine Italia, Dante Alighieri occupò tutti gli spazi e tutti i nostri pensieri. Con Andrea mi incontravo regolarmente una volta alla settimana per ragionare sulle tavole disegnate e per leggere ed approfondire un nuovo canto. Gli incontri durarono, ininterrotti, per più di un anno. Durante questo periodo, fu girato da Alessandro Valbonesi, giovane regista emergente, un bellissimo cortometraggio riguardante il nostro lavoro [“La Perduta gente”, n.d.R.]. A momenti di esaltazione si alternavano periodi di incertezze e di dubbi, e non sapevamo assolutamente come si sarebbe realizzata l’opera”.

Infine riportiamo il giudizio espresso sulla figura del Professor Brigliadori dal Sindaco del Comune di Forlì Davide Drei: “Andrea è stato un grande della cultura di Forlì e del territorio in virtù di una dote straordinaria che gli consentiva di spaziare dalle letture dantesche ai concorsi amatoriali, dal confronto universitario alla divulgazione. […] Andrea è una figura speciale nel panorama culturale forlivese. La comunità ha pianto la scomparsa di un figlio illustre, ma si è appropriata per sempre della sua testimonianza, dell’opera e dell’esempio”.

La Biblioteca del Liceo Scientifico “Fulcieri Paulucci di Calboli” intitolata al professore Andrea Brigliadori.

La pubblicazione di questa pagina dedicata ad Andrea Brigliadori è stata possibile grazie alla collaborazione di Matteo Zattoni.

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