UN ESEMPIO DI ARCHITETTURA MODERNA E DESIGN ANNI TRENTA
di Rossella Savelli
All’educazione dell’uomo nuovo, perfetta espressione dell’ideologia fascista, concorrono nel ventennio varie istituzioni, prima fra tutte l’Opera Nazionale Balilla (ONB), fondata nel 1926 allo scopo di unificare e inquadrare tutte le organizzazioni giovanili.
Nel 1927 la presidenza dell’Opera viene affidata a Renato Ricci1 fino al 1937, quando l’ONB verrà sostituita dalla Gioventù Italiana del Littorio. Nel 1928 Ricci emana le direttive per la costruzione di nuovi complessi attraverso un manuale curato dall’architetto Enrico Del Debbio, “Progetti di costruzioni. Case Balilla, palestre, campi sportivi, piscine”, che diventa fondamentale nei primi anni di attività fra il 1928 e il 1932. Nonostante il richiamo ad un linguaggio moderno, lo stile proposto nel manuale è ancora basato su elementi tratti dal repertorio classico: archi, colonne, cornici, timpani2. Nel 1932, in sintonia con il dibattito architettonico sulla moderna architettura razionalista, i modelli proposti nel manuale appaiono superati. In questa fase Renato Ricci considera l’architettura razionalista l’unica in grado di rappresentare la novità di un’istituzione moderna, al passo coi tempi3. Nel 1933 la V Triennale di Milano vede il definitivo allineamento delle costruzioni ONB alle tendenze moderne e razionaliste4.
Cesare Valle, laureatosi nel 1924 presso la Facoltà di Ingegneria di Roma con una tesi in architettura, viene incaricato da Renato Ricci del progetto della Casa del Balilla di Forlì nel novembre del 19325. Dopo varie controversie con l’ufficio tecnico del Comune di Forlì6 riguardo al progetto presentato nel 1933, il cantiere della Casa del Balilla prende avvio nel giugno del 1933 per essere completato nel luglio 1935. Fra tutti gli edifici realizzati nel viale Mussolini la Casa del Balilla di Cesare Valle sarà in assoluto una delle più celebrate dalla stampa nazionale e locale per la sua perfezione di edificio razionalista7.

Il linguaggio razionalista, riconoscibile nell’articolazione di volumi semplici, nei porticati su pilotis, nelle finestre a nastro a sviluppo orizzontale, nel tetto piano e nei grandi spazi areati e luminosi, è più evidente nelle parti che compongono il nucleo sportivo visibile dal campo da gioco. Il linguaggio architettonico di Valle è il frutto di diverse istanze culturali che, all’interno del dibattito degli anni Trenta su “tradizione” e “modernità”, lo portano a sviluppare un razionalismo senza eccessi e in costante dialogo con la tradizione 8. A questo proposito straordinari sono i disegni preparatori di Valle per il grande concorso per il Palazzo Littorio a Roma9. Il tema della torre svettante su un corpo edilizio curvilineo viene affrontato in una serie di schizzi del 1933 in cui Valle sviluppa il confronto con le grandi emergenze architettoniche e archeologiche di Roma quali il Colosseo e la Basilica di Massenzio.

Nello stesso anno Valle elabora il progetto per la Casa del Balilla di Forlì, riprendendo il tema della torre come punto di snodo fra un corpo curvilineo, destinato a biblioteca e uffici, e il volume compatto dell’auditorium. Il corpo absidato, con gli ambienti del doposcuola nel seminterrato, la biblioteca al primo piano e l’ufficio della presidenza al secondo, è quello dove meglio si coglie il rapporto strettissimo fra l’architettura e gli arredi progettati dallo stesso Valle, oggi purtroppo del tutto dispersi. Le foto dell’epoca e i numerosi disegni progettuali, conservati nell’archivio Valle a Roma, consentono di individuare le scelte adottate, dai mobili in stile Novecento massicci e squadrati a quelli razionalisti, modernissimi, in tubolare metallico che dopo la Triennale di Milano del 1933 hanno grande diffusione anche in Italia.
Nella Triennale di Monza del 1930 fa la sua comparsa in Italia il mobile razionalista in tubolare metallico, che aspira all’individuazione di uno stile internazionale. Inventato da Breuer, Mies van der Rohe, Stam e Le Corbusier fra il 1925 e il 1927, viene recepito come un’innovazione rivoluzionaria dai molteplici aspetti: funzionalità, comodità, leggerezza, solidità, igiene e riproducibilità in serie. Negli anni a cavallo fra i due decenni molti architetti, in Italia, sperimentano i due diversi orientamenti, portando, a volte, a esiti di ibridazione fra stile Novecento e stile razionalista. Anche Valle adotta i due stili interpretando la modernità sia nelle sue istanze nazionaliste con lo stile Novecento, che in quelle orientate ad uno stile internazionale con i mobili in tubolare metallico in stile Bauhaus. Nella Casa del Balilla di Forlì gli ambienti dove meglio si colgono le sue scelte nel campo del design e dell’arredamento sono la sala della biblioteca e l’ufficio della presidenza. Per quanto riguarda i locali della biblioteca il confronto fra il progetto del 1933 conservato all’Archivio di Stato e i disegni d’arredo risalenti probabilmente all’anno successivo, mostra come Valle abbia modificato lo spazio architettonico in funzione delle scelte adottate nella progettazione dell’arredamento.



Nel progetto del 1933 il piano destinato alla biblioteca era diviso in sette ambienti accessibili da un lungo corridoio centrale ad eccezione degli spogliatoi che avevano accesso dall’atrio antistante. Nei progetti d’arredo successivi Valle modifica questi spazi creando un unico ambiente comprensivo di tutto il corpo semicircolare e di due delle quattro stanze antistanti collegate attraverso due grandi aperture laterali. In questo modo la sala lettura e la sala del comitato, separate ma comunicanti, formano un unico grande spazio in cui gli arredi, progettati in stile Novecento, fondono lo spazio in modo unitario.
Più che i singoli mobili Valle progetta arredi coordinati e polifunzionali che sfruttano in modo razionale i vari ambienti. I muri perimetrali, curvilinei nella sala lettura e rettilinei nella sala del comitato, sono attrezzati con armadiature e scaffalature aperte che, con le finestre, creano un effetto plastico di alternanza fra pieni e vuoti. L’esedra centrale, in muratura, diventa il perno della composizione e funge da elemento divisorio fra la sala lettura e la sala del comitato. Ad essa è addossata la postazione centrale della biblioteca formata da un bancone semicircolare dalla forma massiccia e compatta, mentre negli spazi compresi fra le finestre sono disposte a raggiera sei postazioni individuali con sgabelli e tavolino ribaltabile. Nel numero 19-20 di Edilizia Moderna del 1935-36, nell’articolo dedicata alla nuova Casa del balilla di Forlì, si sottolineano anche le novità nell’uso dei materiali, come l’impiego di “linoleum unito grigio scuro”10 nella biblioteca e nell’annessa sala del comitato, sia nel pavimento che nel rivestimento dei mobili.


Il mobile in tubolare metallico caratterizza, invece, le scelte adottate da Valle nell’ufficio della presidenza in contrasto con le soluzioni in stile Novecento studiate nei disegni. L’ambiente, più piccolo rispetto a quello della biblioteca perché limitato alla stanza centrale del corpo absidato, appare molto dilatato grazie a tre ampie finestre che occupano l’intera parete curvilinea, creando un effetto di trasparenza, leggerezza e ariosità.
La grande parete curvilinea vetrata, modificata dopo l’ampliamento del 1941, era l’elemento distintivo di questo ambiente al punto da condizionare le scelte di Valle nella progettazione degli arredi. Diversi disegni testimoniano l’intenzione iniziale di adottare un linguaggio novecentista in sintonia con gli arredi degli altri ambienti.

Valle aveva ideato le sedute imbottite al di sotto delle vetrate unificate alla base da un’alta fascia scura ripresa nella scrivania e nelle grandi poltrone collocate all’interno della stanza. Tavolini bassi dal piede centrale a colonna con piano circolare in vetro o in legno decorato a motivi geometrici risentono di influenze déco.
La fotografia pubblicata nel 1935 su “Edilizia moderna” e nel 1936 su “Architettura” mostra la soluzione finale, modernissima, con largo impiego di mobili in stile Bauhaus. L’ambiente, con la parete curvilinea svuotata dalle finestre, è arredato con pochi elementi: a sinistra la scrivania in legno con tre sedie a sbalzo e a destra tre sgabelli a struttura tubolare e un tavolino rotondo con piano in vetro. Tutti i modelli richiamano prototipi di Breuer e Stam prodotti da Thonet, ma l’introduzione di minime variazioni fanno pensare ad una produzione italiana.


La sedia a sbalzo, detta anche cantilever o a pensilina perché priva di gambe posteriori, fu presentata da Mart Stam al Weissenhof di Stoccarda nel 1927 e progettata negli stessi anni anche da Marcel Breuer e Mies van der Rohe. Destinata a rivoluzionare il design moderno, è diventata una delle più importanti innovazioni del XX° secolo grazie all’effetto oscillante del telaio in tubolare d’acciaio che rende superflua l’imbottitura della seduta. Negli anni 1928-29 questo prototipo verrà acquistato e prodotto da Thonet insieme alla sedia cantilever di Mies van der Rohe e alla poltrona Wassily progettata da Breuer al Bauhaus nel 1925. Nel 1928 a Milano nascono importanti riviste mensili dedicate all’arredamento, Domus diretta da Gio Ponti e La Casa bella diretta da Guido Marangoni, che diventeranno importanti strumenti di diffusione delle nuove tendenze insieme alle Triennali di Monza e Milano degli anni Trenta che svolgono un ruolo guida mettendo a confronto i prodotti delle varie nazioni.
In questi anni diverse aziende italiane si attivano per la produzione di mobili metallici per rispondere alle esigenze del mercato. Alcune operano dopo aver stipulato accordi ufficiali per produrre in licenza, prima fra tutte la Columbus, molte imitano i modelli stranieri introducendo piccole modifiche rispetto a quelli originali. Columbus, Cova, Palini, Beltrami, De Vivo e numerose altre piccole industrie cominciano a produrre mobili in tubolare metallico e spesso diventa difficile pervenire ad attribuzioni certe sul progettista e la ditta produttrice, come ha sottolineato Anty Pansera11.

Le scelte di Valle si inseriscono in questo contesto di cambiamenti rapidissimi e di grandi novità, suscitando alcuni interrogativi: perchè nell’ufficio della presidenza Valle si è orientato verso mobili in tubolare metallico in netto contrasto con i progetti iniziali in stile novecentista e con gli arredi realizzati nel resto dell’edificio? E quali sono i modelli di riferimento? La scelta di modelli iconici quali la sedia cantilever o gli sgabelli in tubolare d’acciaio sembra dettata dal clima culturale di massima diffusione del razionalismo che si sviluppa nel triennio 1933-35. Anty Pansera considera il 1933 l’anno di nascita di “proposte autonome made in Italy”, ed elenca in modo dettagliato le varie esperienze nel campo della progettazione e della produzione12. Maria Paola Maico considera le Triennali del 1933 e 1936 quelle in cui “questa tipologia è protagonista”, riferendosi ai mobili in tubolare d’acciaio, fino al punto in cui “tutti gli architetti o li adottano o li disegnano per una schiera di mobilieri che molto rapidamente ne attivano una fiorente produzione”13.
Sono questi gli anni in cui Valle progetta la Casa del balilla di Forlì. Analizzando i mobili presenti nella fotografia del 1935, si possono avanzare alcune ipotesi. La scrivania in legno con piano lucido in linoleum e scaffalature aperte sembra progettata dallo stesso Valle perchè richiama alcuni pezzi presenti negli schizzi dedicati all’uffici della presidenza. Attorno alla scrivania spiccano per leggerezza e trasparenza tre sedie cantilever, di cui una nella versione con i braccioli e due senza. Tralasciando la complessa vicenda del contenzioso fra Mart Stam e Marcel Breuer per la paternità di questa invenzione e considerando le innumerevoli varianti prodotte per questo tipo di sedia, si può tentare di individuare i modelli che hanno ispirato le scelte di Valle. Le sedie cantilever richiamano il modello S43, cioè la sedia a sbalzo con seduta e schienale in compensato sagomato progettata da Mart Stam e prodotta da Thonet a partire dal 1931. Questo modello è stato riprodotto, con leggere modifiche, anche da ditte italiane, di cui purtroppo raramente si sono conservati i cataloghi, rendendo difficile l’identificazione precisa.
Gli sgabelli ricordano i famosi sgabelli-tavolini B9 progettati a metà anni venti da Marcel Breuer. Ideati come sgabelli per la mensa del Bauhaus, vengono poi prodotti da Thonet come tavolini di varie dimensioni. Quelli scelti da Valle ricordano un modello Cova che presenta piccole varianti rispetto all’originale, ad esempio la barra trasversale al di sotto del piano in legno. Infine il tavolino in struttura metallica incrociata e piano circolare in vetro richiama il modello B27 progettato da Marcel Breuer e prodotto da Thonet alla fine degli anni venti.

Un altro fattore importante per le scelte all’avanguardia adottate da Valle in un luogo significativo come l’ufficio della presidenza può essere stato il nuovo corso impresso da Renato Ricci nell’edilizia ONB nel 1933, anno in cui viene chiamato Luigi Moretti a capo dell’ufficio tecnico dell’Opera al posto di Del Debbio14.
Il ruolo di Moretti nella svolta razionalista all’interno dell’ONB nei primi anni Trenta è già stato sottolineato dalla critica, così come la sua influenza su Cesare Valle15. E’ verosimile che altrettanto importante sia stata l’influenza esercitata nel campo del design e dell’arredo con l’introduzione di mobili in tubolare d’acciaio. Moretti, infatti, aveva già adottato soluzioni di questo tipo nella Casa del Balilla di Piacenza nel 1933.
Dopo le sanzioni imposte all’Italia nel novembre del 1935 anche Ricci è costretto a cambiare i suoi programmi edilizi e ad adeguarsi alle nuove emergenze nazionali16. Il primo dicembre 1935 Ricci invia alle federazioni provinciali una circolare in cui detta le nuove direttive per la progettazione e la costruzione degli edifici dell’ONB. Con il ritorno ai materiali edilizi tradizionali e alle costruzioni murarie prive delle grandi vetrate con i serramenti in ferro vengono messi in discussione i principi stessi del razionalismo. La circolare prescrive, tra le altre cose, “di ridurre le dimensioni delle aperture, difficili a difendersi dal caldo, costose di manutenzione per la difesa dal freddo, poco solide e dispendiose nei loro elementi di chiusura (infisso e vetro), facilmente deperibili ”17.
A partire dal 1936 gli architetti sono tenuti ad uniformarsi alle nuove regole nei progetti in corso di redazione, nei cantieri già avviati e negli edifici progettati dopo le sanzioni18.
Nel 1937 si chiude l’esperienza dell’ONB, con la destituzione di Renato Ricci, e viene istituita la Gioventù Italiana del Littorio (GIL) con a capo Achille Starace. La nuova identità della GIL, insieme agli effetti dell’autarchia, si riflette sul linguaggio architettonico: le moderne case del balilla si trasformano in collegi e accademie non più complementari alla scuola, ma alternativi. Nel 1934 Ricci aveva commissionato a Cesare Valle un altro progetto, destinato all’Accademia femminile di Educazione fisica, da realizzare a Forlì in prossimità della Casa del balilla ancora in costruzione, poi successivamente trasformato in Collegio Aeronautico. Il Collegio fu inaugurato nel 1941 e dedicato a Bruno Mussolini19.
Nello stesso anno Cesare Valle progetta l’ampliamento dell’ex Casa del balilla, divenuta sede della GIL, sopraelevando di un piano il lungo corpo rettilineo sul Viale Mussolini adibito a sala di scherma, che passa da due piani a tre, e il corpo absidato della biblioteca che passa da tre a quattro piani. Quest’ultimo viene profondamente modificato perché, oltre all’innalzamento di un piano, vengono ridimensionate anche le grandi vetrate dell’Ufficio di Presidenza uniformandole a tutte le altre.
L’ampliamento del 1941 e la perdita di tutti gli arredi hanno in parte compromesso la possibilità di recepire la forte carica innovativa dell’edificio progettato da Valle nel 1933, ma, allo stesso tempo, lo hanno trasformato in una testimonianza storica delle fasi e dei cambiamenti a cui fu soggetta la cultura architettonica durante il ventennio fascista.
1S. Satta, Renato Ricci. Dallo squadrismo alla Repubblica sociale Italiana, Bologna, 1986
2Fra i molti contributi sul tema si ricordano: Nicolò Sardo, L’architettura dell’O.N.B.. Due protagonisti. Del Debbio e il suo vademecum, pp. 62-70, in S. Santuccio (a cura di), Le case e il Foro. L’architettura dell’ONB, cit. ; Rosalia Vittorini, Costruire per educare: le case del balilla, pp. 14-18, in R. Capomolla, M. Mulazzani, R. Vittorini, Case del Balilla. Architettura e fascismo, Electa, Milano, 2008.
3Molti sono i contributi sulla svolta razionalista voluta da Ricci all’inizio degli anni Trenta. Qui ci si limita a segnalare alcuni testi fondamentali: S. Santuccio, L’architettura dell’O.N.B.. Due protagonisti. Moretti e Ricci, pp. 73-90, in S. Santuccio (a cura di), Le case e il Foro. L’architettura dell’ONB, cit.; S. Santuccio, Le case del balilla. L’architettura per la gioventù, pp. 93-105, in S. Santuccio (a cura di), Le case e il Foro. L’architettura dell’ONB, cit.; Rosalia Vittorini, Costruire per educare: le case del balilla, pp. 19-32, in R. Capomolla, M. Mulazzani, R. Vittorini, Case del Balilla. Architettura e fascismo, cit.; M. Mulazzani, L’architettura per la gioventù: forme e tipi, pp. 64-88, in R. Capomolla, M. Mulazzani, R. Vittorini, Case del Balilla. Architettura e fascismo, cit. Va inoltre ricordato che Ricci aveva compiuto frequenti viaggi in Germania e aveva visitato anche il Bauhaus di Dessau. A tale proposito si veda: S. Santuccio, L’architettura della “Casa per la gioventù”, In Parametro, 172, 1989, numero monografico, pag. 33 nota 29.
4Emblematico è il documento pubblicato nel “Popolo d’Italia” il 24 febbraio 1933 intitolato “Le Case del Balilla e l’architettura moderna”. Si veda M. Mulazzani, L’architettura per la gioventù: forme e tipi, cit. pp. 70-72.
5In M. Antonucci, Cesare Valle tra Roma e la Romagna (1924-1942). Ingegneria e Architettura fra Tradizione e Modernità, p.50 nota 37, in U. Tramonti (a cura di), Cesare Valle. Un’altra Modernità: Architettura in Romagna”, Bologna, 2015
6La controversia con gli amministratori locali è testimoniata da una serie di documenti conservati all’Archivio di Stato di Forlì. Si veda ASF, fondo “Comune di Forlì”, cart. 235, lettera O-ONB. Si veda anche F. Canali, Nuovi sistemi costruttivi del cemento armato e dell’acciaio per il linguaggio architettonico del razionalismo a Forlì e a Riccione (1933-1935). Monumenti del contemporaneo: Cesare Valle e il grande cantiere della casa dell’O.N.B.-G.I.L. a Forlì (1933-1935), in “Società di Studi Romagnoli” LXVII (2016), Cesena, 2017, pp. 470-471.
7Un’indagine storiografica con riferimento alla pubblicistica locale e nazionale si trova in: F. Canali, Nuovi sistemi costruttivi del cemento armato e dell’acciaio per il linguaggio architettonico del razionalismo a Forlì e a Riccione (1933-1935). Monumenti del contemporaneo: Cesare Valle e il grande cantiere della casa dell’O.N.B.-G.I.L. a Forlì (1933-1935), cit, in particolare le pagine 464-465 note 7,8,10,11.
8 U. Tramonti (a cura di), Cesare Valle. Un’altra Modernità: Architettura in Romagna”, cit., in particolare si veda il saggio di M. Antonucci, Cesare Valle tra Roma e la Romagna (1924-1942). Ingegneria e Architettura fra Tradizione e Modernità, pp. 43-56.Si vedano anche gli studi di F. Canali, tra cui: F. Canali, Architetti romani nella “Città del Duce”. Cesare Valle, razionalista dell’Avanguardia e ‘classicista latino della Modernità’ a Forlì (1932-1943), in “L’Architettura dell’ ”altra” Modernità”, Atti del XXVI Congresso di Storia dell’Architettura (Roma, 11-13 aprile 2007), a cura di L. Marcucci, M. Docci e M. G. Turco, Roma 2010, pp. 290-299; F. Canali, Nuovi sistemi costruttivi del cemento armato e dell’acciaio per il linguaggio architettonico del razionalismo a Forlì e a Riccione (1933-1935). Monumenti del contemporaneo: Cesare Valle e il grande cantiere della casa dell’O.N.B.-G.I.L. a Forlì (1933-1935), cit, pp. 463-478.
9 M. Antonucci, Cesare Valle tra Roma e la Romagna (1924-1942). Ingegneria e Architettura fra Tradizione e Modernità, cit, pag. 45.
10P. Masera, La Casa del Balilla in Forlì, in “Edilizia moderna”, n.19-20, ottobre 1935 -marzo 1936, cit. pag.45. L’articolo riporta informazioni tecniche soprattutto sull’impiego, in diversi colori, del linoleum nei vari ambienti: nell’audirorium viene utilizzato il linoleum unito avana e pompeiano, nei locali della biblioteca il linoleum grigio scuro, nell’ufficio di presidenza il linoleum grigio verde, nella sala di scherma e nella palestra il linoleum a intarsio avana chiaro e verde scuro, nella piscina il linoleum grigio chiaro e negli spogliatoi della piscina il linoleum grigio perla e turchino. Ivi pp. 45-49. A pag. 47, nella didascalia relativa alla foto degli spogliatoi della palestra, viene fornito un altro dato significativo: “...pavimento e rivestimento dei mobili in linoleum unito avana (esecuzione ditta Beltrami-Capriolo)”. Si tratta dell’unico riferimento noto fino ad ora sulle ditte che hanno realizzato gli arredi. La Beltrami, all’epoca, produceva anche mobili in tubolare metallico. Non si può escludere, quindi, che i mobili presenti nell’ufficio della presidenza siano stati forniti dalla Beltrami stessa, anche se la mancanza di archivi e documentazione relativa ai cataloghi rende difficile un’attribuzione certa.
11 Scrive A. Pansera: “Sono una miriade le piccole aziende italiane che si attivano negli anni trenta per la produzione di mobili metallici, a rispondere alle esigenze del mercato: alcune su licenza di analoghe aziende d’Oltralpe, le più a “imitarne” le proposte (piccolissimi gli interventi di modifica per “variare” dunque i modelli standard… difficilissimo identificare i minimali interventi linguistici…Improbabile comunque pervenire a sicure attribuzioni” in A. Pansera, Il mobile in tubo metallico in Italia. Progetti e prodotti fra le due guerre, pag. 94, in A. Pansera (a cura di), Flessibili splendori. I mobili in tubolare metallico. Il caso Columbus, Milano, 1998. Per quanto riguarda l’attribuzione dei mobili presenti nell’Ufficio della Presidenza della Casa del balilla a Forli si rimanda alla nota 17 del presente saggio.
12Ivi pag.70.
13M. P. Maino, Pro e contro la decorazione. Il mobile déco,cit. pag.175
14L’arrivo di Moretti a capo dell’ufficio tecnico dell’ONB al posto di Del Debbio segna una svolta netta nell’interpretazione della Casa del balilla, divenuta ormai un organismo molto complesso. In particolare Santuccio ha sottolineato l’influenza esercitata da Moretti sul gruppo romano: “… per quel che riguarda gli architetti dell’ambiente romano, è difficile dire quale fosse il reale apporto di Moretti nella scelta dei loro nominativi. Certamente però Moretti è molto amico di Paniconi e Pediconi, così come di Adalberto Libera, conosce personalmente Ridolfi, e come lui molti altri suoi contemporanei, e tale circostanza favorisce un’intesa generale che si riflette su una certa omogeneità dei risultati progettuali prodotti. Le case di Trecate, di Forlì, di Pescara e di Montesacro a Roma, mostrano evidentemente dei caratteri, sia distributivi che compositivi, di omogeneità, che vanno oltre il peso accentratore del controllo di Ricci..”, in S. Santuccio, L’architettura dell’O.N.B.. Due protagonisti. Moretti e Ricci, cit. pag. 84.
15E’ lo stesso Cesare Valle a raccontare l’influenza esercitata su di lui da Moretti in una intervista di F. Canali. Si veda: F. Canali, Architetti romani nella “Città del Duce”, in “Memoria e Ricerca”, n. 6, Cesena, 1995, pp 163-191. A pag. 185 si legge: “Poi io guardavo agli esempi che erano già stati sottoposti a Ricci, soprattutto la casa O.N.B. (poi della G.I.L.) a Trastevere di Moretti oltre ai suoi successivi interventi al Foro Italico come l’Accademia della scherma…”.
16Rosalia Vittorini, Costruire per educare: le case del balilla, cit. pag. 32 e nota 92
17R. Capomolla, La costruzione delle case del balilla e l’edilizia nell’Italia fascista, in R. Capomolla, M. Mulazzani, R. Vittorini, Case del Balilla. Architettura e fascismo, cit, p.50.
18Ivi p.54-55
19U. Tramonti e M. C. Gori, Collegio Aeronautico della Gioventù italiana del Littorio “Bruno Mussolini”, in Luciana Prati e Ulisse Tramonti (a cura di), La città progettata: Forlì, Predappio, Castrocaro. Urbanistica e architettura fra le due guerre, Forlì 1999, pp. 194-198; M. Antonucci, cit, pp. 52.53; U. Tramonti, Forlì, una città per due Cesari, pp.66-69, e scheda a pag.162, in U. Tramonti (a cura di), Cesare Valle. Un’altra Modernità: Architettura in Romagna”, cit.
Bibliografia:
Rossella Savelli. La casa del Balilla di Cesare Valle a Forlì (1933-35). Un esempio di architettura moderna e design anni Trenta: stile novecento, bauhaus, razionalismo. In Romagna arte e storia n. 129/2024. Società editrice il Ponte Vecchio, Cesena.
