LA FONDAZIONE GARZANTI E L’HOTEL DELLA CITTA’

di Marino Mambelli

La città di Forlì possiede, all’interno del centro storico, un esempio di architettura moderna che porta la firma di uno dei più famosi architetti della storia moderna italiana. Al blasone del progettista si somma il prestigio del committente: un forlivese che trovò grande successo nell’editoria a Milano. Parliamo della Fondazione Garzanti e quindi dell’Hotel della Città di corso Della Repubblica, dell’architetto Gio Ponti e di Aldo Garzanti. Il risultato del progetto fu eccellente, ma il percorso che portò alla realizzazione del piccolo gioiello forlivese fu lungo e molto particolare.

La Fondazione Garzanti a Forlì. Architetto Gio Ponti

Grazie a una poderosa macchina propagandistica, il fascismo estese i simboli della propria autorità in ogni ambito della società italiana: dall’istruzione al tempo libero, dall’economia alla pianificazione urbana e all’architettura. Le principali arterie e piazze cittadine vennero trasformate attraverso la costruzione di grandi edifici pubblici dalle sembianze monumentali, concepiti non solo per svolgere una funzione pratica ma soprattutto per affermare visivamente la presenza del regime e suscitarne ammirazione e timore. In molte città furono avviati vasti interventi di demolizione urbana ufficialmente motivati da esigenze di risanamento e abbellimento. In realtà tali argomentazioni venivano spesso utilizzate per giustificare operazioni che privilegiavano la retorica del potere e la monumentalità statale, sacrificando la vita quotidiana dei residenti e il tessuto storico delle comunità. Questo fenomeno interessò tutt’Italia.

Nel corso del ventennio fascista, Forlì fu interessata da importanti trasformazioni urbanistiche, alcune delle quali accompagnate da motivazioni molto discutibili. Un esempio significativo derivò dalla variante al Piano Regolatore, approvata nel 1937, che rese legale un ampio esproprio lungo corso Vittorio Emanuele, l’attuale corso Della Repubblica. Le autorità sostennero che alcune vecchie abitazioni presenti sul viale avevano un aspetto modesto e che era quindi opportuno sostituirle con edifici pubblici più monumentali, capaci di conferire maggiore prestigio al centro cittadino.

Sulla sinistra le abitazioni di corso Vittorio Emanuele, oggi Della Repubblica, demolite nel 1937 per fare posto a edifici monumentali mai realizzati. Cartolina spedita nel 1935. Raccolta privata.

Si procedette così agli espropri, nonostante quelle abitazioni, pur prive di particolare valore architettonico, fossero perfettamente salubri e dotate di servizi moderni per l’epoca, come bagni privati e, in molti casi, impianti di riscaldamento. Inoltre, erano case abitate da numerose famiglie. Alcuni proprietari tentarono di opporsi, contestando la debolezza delle motivazioni ufficiali, ma ogni ricorso e ogni battaglia furono respinte nel gennaio 1939 con l’emanazione di un decreto del ministro dei Lavori Pubblici Giuseppe Cobolli Gigli. Nel provvedimento si affermava che non solo ragioni igieniche, ma anche esigenze edilizie e urbanistiche potevano legittimare interventi di quel tipo. Fu la decisione definitiva.

Gli abbattimenti iniziarono nel 1940 e gran parte dell’area ottenuta venne destinata alla costruzione di una nuova sede della Banca d’Italia. L’accordo stipulato tra il Comune e l’istituto bancario prevedeva, oltre all’edificazione del nuovo palazzo entro termini prestabiliti, anche la realizzazione di opere di urbanizzazione. Le aspettative erano elevate. Tuttavia, dopo la demolizione delle abitazioni e il recupero dei materiali da costruzione, gli eventi bellici interruppero ogni progetto. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale fece passare in secondo piano le ambizioni estetiche e urbanistiche del regime.

Al termine del conflitto, quell’ampio spazio rimasto vuoto venne utilizzato temporaneamente dagli Alleati come deposito di carri armati catturati. Una fotografia dell’epoca, che mostra l’area colma di mezzi militari, reca sul retro la scritta inglese: Captured many equipment at Forlì 1945. Poi, in attesa che la Banca d’Italia desse avvio alla costruzione promessa, il terreno rimase inutilizzato per anni. Le difficoltà economiche lasciate dalla guerra spinsero però l’istituto bancario a rinunciare temporaneamente al nuovo edificio preferendo investire nel recupero della sede già esistente.

L’area di risulta della demolizione divenne deposito temporaneo di carri armati catturati al nemico dagli alleati. Foto del 1945. Raccolta privata.

Alle sollecitazioni del sindaco Agosto Franco, la direzione della banca spiegò che le risorse disponibili erano assorbite dalla ricostruzione degli immobili distrutti o gravemente danneggiati dal conflitto in altre città italiane, interventi considerati prioritari e troppo onerosi per essere rimandati. L’amministrazione comunale continuò comunque a esercitare pressioni affinché gli impegni fossero rispettati. Attraverso parlamentari del territorio cercò di convincere la banca a procedere con il progetto e coinvolse persino il prefetto, ipotizzando possibili rivalse da parte degli espropriati. Anche Alessandro Schiavi, allora vicepresidente della Banca del Lavoro, tentò di ottenere un intervento del presidente della Repubblica Luigi Einaudi. Quest’ultimo rispose però che decisioni di quel genere dipendevano esclusivamente dalle valutazioni tecniche ed economiche dell’istituto, pur auspicando una futura soluzione adeguata alle esigenze della città. Nel frattempo, la parte dell’area non ceduta alla Banca d’Italia fu destinata alla costruzione del complesso residenziale INCIS, ancora oggi visibile all’angolo tra corso della Repubblica e via Oberdan.

Fondazione Garzanti. Prospetto su corso Della Repubblica. Comune di Forlì, Archivio Generale.

Nel novembre del 1952 il Comune di Forlì ricevette una comunicazione destinata ad avere grande risonanza. A inviarla fu l’editore Aldo Garzanti, che da Milano annunciò il desiderio di creare nella città natale una fondazione dedicata alla memoria dei genitori, Livio e Maria Garzanti. L’iniziativa aveva finalità assistenziali e culturali: offrire sostegno e ospitalità ad artisti e scrittori in difficoltà, senza distinzione di età. Il progetto non comprendeva soltanto gli spazi destinati alla fondazione, ma anche attività commerciali e un albergo moderno, infrastrutture considerate allora fondamentali per una città in piena ripresa dopo la guerra. I ricavi di negozi e hotel avrebbero contribuito al mantenimento delle opere benefiche. Il sindaco Mario Colletto accolse l’annuncio con entusiasmo, inviando all’editore una lettera ufficiale di ringraziamento nella quale sottolineava il valore civico e culturale dell’iniziativa, assicurando inoltre il pieno sostegno dell’amministrazione comunale per la sua realizzazione. Il sindaco scriveva tra l’altro: Adempio al gradito incarico affidatomi dalla Giunta di rivolgerle un fervido ringraziamento e plauso per l’iniziativa nobilissima, che denota il Suo alto spirito civico, e che viene ad accrescere, in maniera così significativa, le benemerenze da Lei acquisite nell’editoria nazionale.

L’area ceduta dal Comune per la realizzazione della Fondazione Garzanti.

Nato a Forlì nel 1883, Garzanti era divenuto uno dei protagonisti dell’editoria italiana dopo aver acquisito nel 1936 la storica casa editrice Treves, costretta a cessare l’attività a causa delle leggi razziali. Da quell’operazione nacque la celebre casa editrice Garzanti con sede a Milano. Con questo nuovo progetto forlivese, l’editore tornava dunque nella sua terra con un’importante iniziativa filantropica. Per ideare il complesso architettonico venne scelto Gio Ponti, tra i più autorevoli architetti italiani del Novecento. La collaborazione tra Garzanti e Ponti rappresentò un connubio di grande prestigio per Forlì. Le finalità sociali della futura fondazione, unite alla necessità di dotare la città di nuove strutture ricettive e commerciali, convinsero il Comune a concedere gratuitamente il terreno lungo corso della Repubblica, area che nel frattempo era tornata di proprietà comunale dopo la rinuncia a costruire della Banca d’Italia.

Nel febbraio del 1954 il progetto venne presentato pubblicamente sulle pagine della rivista L’Illustrazione Italiana, diretta da Livio Garzanti, figlio di Aldo. Quest’ultimo aveva infatti assunto la guida della casa editrice, permettendo al padre di dedicarsi completamente alla nuova fondazione.

La Fondazione Garzanti durante la realizzazione. I lavori si concluderanno nel 1957.

Nonostante gli accordi fossero ormai definiti, emersero alcuni contrasti con gli uffici tecnici comunali riguardo alla proposta architettonica elaborata da Ponti. Le obiezioni principali riguardavano l’allineamento dei negozi su corso Della Repubblica rispetto al vicino edificio INCIS e la realizzazione parziale dei portici previsti. Aldo Garzanti rispose personalmente al sindaco con toni decisi, chiarendo di aver accettato l’allineamento urbanistico ma non l’obbligo di costruire ulteriori porticati. E sollecitò anche una risposta definitiva senza ulteriori rinvii: La prego di darmi una risposta definitiva – scrisse il presidente – perché non intendo prolungare questa discussione. Attenderò la Sua decisione tutta la settimana. Ossequi. dr. Aldo Garzanti.

L’importanza dell’intervento e il peso dell’iniziativa convinsero la Giunta comunale ad approvare il progetto. Nell’ottobre del 1954 fu quindi concessa la licenza edilizia. Nei documenti ufficiali, accanto al nome di Gio Ponti, compaiono anche quelli di Bosisio, Fornaroli e Rosselli. L’edificio ottenne l’abitabilità nel 1957.

L’opera rappresentò uno degli esempi più significativi dell’architettura italiana del dopoguerra, capace di fondere richiami alle esperienze precedenti con il linguaggio maturo sviluppato da Ponti nella seconda fase della sua carriera. Alcuni elementi architettonici richiamano infatti lavori realizzati dall’architetto in anni differenti: le finestre sul prospetto di via Fortis ricordano quelle dell’Istituto di Matematica della Città Universitaria di Roma del 1935; l’articolazione dei volumi e il gioco tra facciata arretrata e parete laterale avanzata evocano il Palazzo Montecatini di Milano del 1938. Anche il tetto inclinato, separato dalle pareti rivestite in mosaico bianco, rimanda alle soluzioni adottate da Ponti nella celebre Villa Planchart di Caracas, completata anch’essa nel 1957. Infine, la struttura verticale “a vela” destinata alle attività della fondazione, caratterizzata da moderne aperture esagonali, anticipa motivi che l’architetto svilupperà successivamente nella Concattedrale di Taranto del 1970, una delle sue ultime grandi opere.

La Fondazione Garzanti a Forlì. Progetto dell’architetto Gio Ponti. Foto Forlipedia, 2022.

Bibliografia:
La ricerca è stata effettuata su documenti originali d’archivio.
Marino Mambelli. Dietro la facciata, Forlì raccontata dai suoi palazzi. Edizioni Graficamente. Forlì, 2016.

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