LA CASA DI TONINO SPAZZOLI

Verso la metà degli anni ‘30 si diede inizio a Forlì alla costruzione di un nuovo quartiere con una urbanizzazione destinata agli invalidi e mutilati della prima guerra mondiale. Erano villette mono o bifamiliari a due piani, nella zona compresa tra le attuali viale Fratelli Spazzoli, via Archimede Mellini e via Orlando Zanchini. Ci fu grande interesse da parte dei potenziali destinatari per la pregevole costruzione, un costo abbordabile e la possibilità di entrarne in possesso con un sistema a riscatto. Il Partito Nazionale Fascista con la solita enfasi propagandistica organizzò una grande cerimonia di consegna delle vilette nel 1936 in occasione delle manifestazioni per il 28 ottobre. Una di queste villette, quella all’angolo tra Via Fratelli Spazzoli e Via Mellini, ha una storia alquanto particolare, una vera storia nella storia. Fu infatti di proprietà di Tonino Spazzoli, il pluridecorato reduce della grande guerra.

La villetta d’angolo tra il viale Fratelli Spazzoli e via Mellini era di proprietà di Tonino Spazzoli. Foto Forlipedia, 2020.

Spazzoli, nato a Coccolia il 2 giugno 1899, ardito del celebre IX Reparto d’Assalto comandato dal Magg. Giovanni Messe, si distinse in numerose azioni rimanendo gravemente ferito al braccio destro nella battaglia del Monte Asolone il 24 giugno, una ferita che ne limiterà per sempre l’uso. Di animo e formazione repubblicana e mazziniana, Tonino Spazzoli, nonostante il curriculum militare con una Medaglia di Bronzo al Valore Militare e ben tre Croci al Merito non rispondeva in pieno alle caratteristiche richieste per accedere all’assegnazione dell’abitazione. Già nel febbraio del 1923 era infatti segnalato alla Questura di Forlì come uno dei più accaniti oppositori del regime fascista da vigilare costantemente e condannato ad un anno di reclusione, poi, nel 1933, al confino politico di due anni a Pomarico in provincia di Matera. A perorare la causa per l’assegnazione della casa intervenne l’amico ravennate Ettore Muti (Gim dagli occhi verdi), ex-ardito anche lui, conosciuto nelle trincee della prima guerra. Nonostante le divergenze politiche i due erano uniti da una forte amicizia, un valore immenso per Tonino Spazzoli che caratterizzò e segnò tutta la sua vita.

Durante il ventennio fascista Spazzoli, proprietario della fabbrica di stufe in cotto Fumisti Forlivesi, fu uno dei più ostinati avversari del regime costantemente sotto il controllo della polizia politica. Referente del movimento Giustizia e Libertà dei fratelli Rosselli e attivo nel partito d’Azione, fu costretto a vendere, quantomeno formalmente, la Fumisti per evitarne la chiusura e il licenziamento delle maestranze. Dopo il confino emigrò in Libia dove intraprese una fortunata attività commerciale e rientrò a Forlì nel 1940. Se già prima era attivo nel suo antifascismo dopo l’8 settembre 1943 la sua azione prese nuovo vigore. Sempre pronto all’azione fu il fulcro della rete patriottica clandestina forlivese e romagnola e divenne un punto di riferimento per gli Alleati guadagnandone la piena fiducia. A lui fu affidata la gestione della Organizzazione Resistenza Italiana (ORI) che operava in strettissima collaborazione con l’OSS (Office of Strategic Services) nella gestione della postazione radiotrasmittente Radio Zella che fornì a lungo informazioni sulla Linea Gotica. Organizzò diversi aviolanci di materiale per le Brigate Garibaldi romagnole e per il Battaglione Ori Corbari-Casadei. Oggi il suo lavoro sarebbe definito di intelligence.

Le case realizzate a Forlì dalla cooperativa Mutilati nel 1936. L’abitazione di Tonino Spazzoli è la seconda da sinistra.

Fu proprio in quella casa di Via Mellini che il 7 agosto 1944 Tonino Spazzoli fu arrestato dai nazifascisti. Il marconista di Radio Zella, Andrea Grimaldi (Zanco), una volta catturato, rivelò il nome del suo referente. Ricercatissimo, dopo essere rimasto nascosto alcuni giorni, Tonino Spazzoli rientrò a casa per distruggere importanti documenti che avrebbero inevitabilmente portato all’arresto di numerose persone. All’arrivo dei tedeschi, nascosti nella casa di fronte dove avevano preso in ostaggio i figli degli abitanti, si narra abbia ingoiato l’ultimo biglietto con tutti i nomi. Con lui furono arrestati il figlio Aroldo, la sorella Italina con la giovane figlia Franca Ferrini e il nipote Gino Casali. Tutti richiusi nelle carceri di Forlì per essere sottoposti a duri interrogatori ebbero sorti diverse. Itala e Franca furono tra le pochissime donne forlivesi deportate per motivi politici e inviate in Germania nel campo di concentramento di Dachau da dove fortunatamente rientrarono entrambe pur se minate nel fisico (Franca pesava solo 27 Kg) e nello spirito. Aroldo e Gino dopo essere transitati per il campo di Fossoli furono caricati su camion per essere trasferiti in Germania. Durante il viaggio il convoglio subì un attacco aereo e nella confusione i due ragazzi riuscirono a fuggire rimanendo poi nascosti da amici fidati nelle campagne del ferrarese fino alla fine della guerra. Tonino, dopo essere stato sottoposto per giorni a barbare torture nell’inutile tentativo di estorcergli i nomi e informazioni del suo gruppo, torture alle quali molte volte furono costretti ad assistere i familiari, fu ucciso il 19 agosto 1944 proprio a Coccolia dove era nato. Oggi sulla via Ravegnana vi è un cippo commemorativo. La storia di Tonino Spazzoli non può finire però senza ricordare il giovane fratello Arturo allievo dell’Accademia Aeronautica.  Arturo, lasciata l’Accademia, fu inserito nella rete di Tonino e successivamente operò come agente dell’OSS distinguendosi nella vera e propria trafila che portò al salvataggio di un folto gruppo di generali alleati fuggiti dalla prigionia e rimasti bloccati in territori occupato. Saputo dell’arresto del fratello mentre era in Romagna in missione, contattò il gruppo di Silvio Corbari e Adriano Casadei con l’idea di assaltare il carcere e liberarlo. Il tentativo non si concretizzò e furono costretti ad abbandonare il progetto andando incontro purtroppo alla morte per il tradimento di Franco Rossi, una spia infiltrata nel battaglione Corbari.  Arturo Spazzoli, Silvio Corbari, Adriano Casadei e Iris Versari il 18 agosto furono sorpresi nel sonno e uccisi a Ca’ Cornio, sopra Tredozio, e i loro corpi appesi, a monito per la cittadinanza, ai lampioni di Piazza Saffi.  Prima di ucciderlo i nazifascisti vollero ulteriormente infierire su Tonino portandolo a vedere il corpo di Arturo dopodiché il camion su cui era riverso prese la strada di Coccolia. I due fratelli Tonino e Arturo Spazzoli furono insigniti rispettivamente di Medaglia d’Oro e Medaglia d’Argento al Valore Militare per la loro opera nella Resistenza e la Liberazione dell’Italia entrando nella memoria storica forlivese.

Nella villetta di Via Mellini, nel 1938, mentre Tonino Spazzoli di trovava in Libia e per sua stessa richiesta, si tenne il ricevimento di nozze della nipote Rosa Casali con il Cap. Pilota Ernesto Sassi. Un matrimonio purtroppo molto breve perché il capitano Sassi non rientrò da una missione sul Mar Mediterraneo nel 1942. Rosa Casali era la sorella maggiore proprio di quel Gino che fu arrestato in Via Mellini il 7 agosto del ’44.

Nel dopoguerra la casa, riscattata definitivamente nel giugno 1942, rimase a lungo di proprietà della famiglia. Fu ereditata da Aroldo, figlio di Tonino e venduta poi allo zio Renato Spazzoli che alla morte lasciò tutti i suoi averi ad un convento di frati di Bologna. Questi ultimi prima di alienarla dispersero completamente l’ingente capitale di mobili e oggetti contenuti all’interno, compresi i molti documenti storici inerenti le vicende di Tonino e Arturo Spazzoli.  

L’inserimento di questa voce in Forlipedia è stato possibile grazie alla collaborazione di Antonio Spazzoli, presidente dell’associazione culturale “Tonino e Arturo Spazzoli”.

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