
La SP 3 del Rabbi (viale Dell’Appennino) è un antico collegamento tra Predappio, Dovia e Forlì. Sterrata, difficile e soggetta alle impietose piene del fiume, fu per molto tempo la strada percorsa da contadini, braccianti e coloni diretti verso il capoluogo in cerca di lavoro. Il suo flusso storico era quello che dalla collina portava alla città. A partire dal 28 ottobre 1922 quel movimento gradatamente si invertì, simbolicamente e materialmente. La strada Predappio–Forlì divenne la Forlì–Predappio, trasformandosi nel principale accesso ai luoghi mussoliniani e alla nuova città fondata nel 1925 ai piedi della casa natale del duce. Il fascismo non creò quella strada, ma la reinterpretò attribuendole una funzione strategica: essere il prologo scenografico di Predappio Nuova.

Asfaltature, rettifiche, ponti e alberature contribuirono a costruire lungo il percorso una narrazione di modernità e presenza del regime. In località “Caiossi” sorse il villaggio Operaio Alessandro Mussolini, dove l’odonomastica stradale fu dedicata alla propaganda dei vaghi sogni coloniali italiani; a San Martino in Strada fu innalzata una monumentale Casa del Fascio con torre littoria di grande impatto estetico/emotivo; a Fiumana, primo abitato del territorio di Predappio Nuova, la strada fu ridisegnata e affiancata da scuole, sacrario, asilo e nuove opere pubbliche. Il paesaggio venne così trasformato in una successione di fondali propagandistici destinati agli automobilisti, ai pellegrini, ai turisti devozionali.
Il viaggio verso Predappio non era un semplice spostamento. I visitatori provenienti da tutta Italia, giunti a Forlì in treno, autobus o automobile, venivano indirizzati lungo la via Predappio attraverso architetture e paesaggi inseriti nella narrazione della terra del Duce. Seguendo la valle del Rabbi, il percorso penetrava progressivamente nelle colline fino all’apparizione, dietro l’ultima curva, di Predappio Nuova: il rettifilo alberato e, sullo sfondo, la grande chiesa di Sant’Antonio costituivano il fondale conclusivo.

Il visitatore entrava in una città costruita come quinta monumentale della biografia mussoliniana. Il percorso del forestiero prevedeva innanzitutto la visita alla tomba dei genitori del duce Rosa e Alessandro, poi l’ingresso al nuovo Municipio, che era stato la scuola dove aveva insegnato la madre e, infine, l’arrivo a Varano di Costa, la casa natale del duce: davanti all’incudine e al martello del fabbro di Dovìa e ai piedi del letto su cui era nato Benito. Sempre in devoto silenzio. Predappio Nuova era il palcoscenico del mito; la Strada del Rabbi ne costituiva l’ingresso obbligato.

L’antica via dei lavoratori diretti a Forlì divenne così la strada dei pellegrinaggi, delle visite ufficiali e del turismo devozionale verso Predappio. Tirata a lucido e arricchita per l’occasione, sostenne un intenso traffico di autobus e automobili e fu persino al centro del progetto, mai realizzato, di una tramvia.
La Strada del Rabbi non era però una “strada fascista”. Il fascismo ne invertì il senso di marcia e la trasformò nel supporto materiale di una grande messa in scena propagandistica, un lungo accesso teatrale che costeggiando il fiume Rabbi conduceva nel cuore monumentale e mitizzato di Predappio Nuova. Oggi la Forlì – Predappio è una strada come le altre. Manteniamola tale con frequenti manutenzioni.

Bibliografia:
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Marino Mambelli. Il villaggio operaio (o rurale) Alessandro Mussolini. In Ca’ Ossi. L’Almanacco Editore, 2021.
