LA MADONNA DEL FUOCO DI PIEVEQUINTA

di Mauro Mariani

La chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Pievequinta conserva un’immagine sacra che è “titolare” legittima di un miracolo simile a quello della Madonna del Fuoco di Forlì, l’antica xilografia conservata in Duomo. Siamo nel 1740, circa trecento anni dopo l’incendio miracoloso di Forlì. L’immagine sacra uscita indenne dal fuoco di Pievequinta è un’incisione che la popolazione chiama S.ma Vergine del Sudore, per via di alcune gocce di sangue che le sgorgano da uno zigomo. Il suo vero nome è però: Beata Vergine nella Metropolitana di Ravenna.

La Madonna del Sudore o Beata Vergine nella Metropolitana di Ravenna. Incisione settecentesca con segni di bruciature sul bordo. Chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Pievequinta.

Voci di paese raccontavano che la piccola immagine della Madonna ravennate era scampata all’incendio di una casa di Bastia: un rogo che aveva portato alla morte le due sorelle dell’avvocato Gaetano Succi, il proprietario dell’immobile. Si trattava di una semplice memoria orale, ma era anche la prima traccia su cui si poteva imbastire un’indagine. Dalle ricerche effettuate nei registri dei defunti di Pievequinta e di San Zaccaria, non emerse però nessun decesso di due persone causato da un incendio. E nessun’altra informazione risultò disponibile. Fortunatamente, però, una nuova polverosa analisi aprì la strada verso quella che sarebbe stata la vera storia della piccola Madonna. Il documento consultato era la Sacra visita a Pievequinta dell’anno 1741.

La chiesa di Bastia, demolita nel 1912. Immagine ricavata dal Cabreo dei Parroci di Ravenna del 1728 in A.A.Ra

Nell’oratorio di Bastia, con il titolo di beneficio semplice dell’Avvocato Gaetano Succi di Ravenna, era stata portata un’immagine consumata ai bordi da un incendio avvenuto nella camera da letto di una casa urbana (a Ravenna) di proprietà dello stesso Avvocato. Nell’incendio era morta la sorella del proprietario. In un documento l’immagine viene detta della S.ma Vergine vulgo del sudore. Alla base della piccola incisione cartacea si legge invece B. Vergine nella Metropolitana di Ravenna. Con le ricerche abbiamo anche scoperto che l’antico oratorio di Bastia fu demolito nel 1912. Probabilmente fu proprio in quel momento che l’immagine della Madonna del Sudore prese la strada per la vicina chiesa di Pievequinta.

Nell’Archivio Arcivescovile di Ravenna, tra i documenti inerenti l’incendio della casa dell’Avvocato Succi, troviamo l’interrogatorio dei testimoni dell’accaduto, la narrazione dell’incendio e la dichiarazione da parte dell’Arcivescovo di avvenimento miracoloso. Il fatto avvenne all’alba del 29 marzo 1740. Tutti stavano ancora dormendo quando la damigella Domenica Minelli e la cuoca Santa Zaffi si svegliarono e urlarono. Le due donne dormivano nella stessa camera di Elisabetta Succi, sorella dell’avvocato. Il padrone di casa, sentiti i richiami, diede l’allarme e mise in salvo la moglie e la figlioletta di tre anni. Alle urla risposero i vicini e di alcuni muratori che, grazie ad una scala appoggiata alla facciata della casa, riuscirono portare in salvo le due donne attraverso la finestra. I muratori, che erano riusciti ad entrare nella stanza, nella speranza di spegnere le fiamme iniziarono a rovesciare secchi d’acqua sul fuoco e a lanciare fuori dalla finestra mobili, quadri e tutto ciò che bruciava. Calmate le fiamme cercarono la terza donna che rinvennero morente sotto i resti di murature e calcinacci. Fra le cose gettate dalla finestra i soccorritori trovarono anche un quadretto raffigurante la Beata Vergine con la cornice ancora bruciante. Il muratore che l’aveva raccolto narrò di essersi scottato le dita afferrandola per il gancio metallico di sostegno. E aggiunse anche di essere rimasto stupito dal fatto che l’immagine cartacea portasse solo qualche piccola bruciatura nel bordo.

Documento del 27 aprile del 1740 (A.A.Ra Acta prodigiorum et gratiarum Sanctorum dal 1655 al 1796).

La Curia Arcivescovile di Ravenna aprì subito un procedimento per appurare la veridicità del fatto. La pagina del processo riporta la descrizione degli interrogatori dell’Avvocato Succi, di Giacomo Bigliardi, che raccolse materialmente il piccolo quadretto semi carbonizzato, della damigella, della cuoca e del mastro muratore Giacomo Zumaglini di Vercelli che demolì un pezzo di muro attraverso il quale riuscì a gettare acqua nella stanza. Terminati gli interrogatori, in data 27 aprile 1740, si certificò e si attestò l’avvenimento miracoloso del salvataggio dall’incendio della piccola immagine della Madonna del Sudore. La nobildonna Elisabetta Succi, come si legge sul certificato di morte trovato nell’archivio della chiesa di S. Pietro Maggiore e S. Maria Maddalena, fu tumulata il giorno 29 marzo 1740 presso la stessa chiesa.

L’immagine miracolosa oggi è esposta sull’altare della Madonna del Rosario nella chiesa arcipretale dei SS. Pietro e Paolo di Pievequinta. Ciò che colpisce è ovviamente la somiglianza col miracolo della Madonna del Fuoco di Forlì del 1428. E anche una certa connessione. Ogni anno, in occasione dei festeggiamenti forlivesi del 4 febbraio, i salinari di Cervia portano in dono alla Madonna del Fuoco di Forlì, che è anche la loro patrona, l’omaggio del sale di Cervia. La tradizione vuole che il corteo faccia sosta proprio nella chiesa di Pievequinta. Perchè questa usanza? Si tratta di una sosta tecnica per riposare prima di affrontare gli ultimi chilometri per arrivare a Forlì o di un omaggio alla “Madonna del Fuoco” di Pievequinta rimasto nella memoria di quel lontano 1740?

Forlipedia utilizza cookie per garantire un corretto funzionamento del sito. Maggiori informazioni

Questo sito fa uso di cookie. I cookie che utiliziamo sono di tipo tecnico: sono pertanto utilizzati col fine di consentire il corretto funzionamento del sito e non per effettuare operazioni pubblicitarie o di profilazione. Potrebbero essere presenti cookie (anche di profilazione) di terze parti, la cui dichiarazione al garante viene effettuata dalla terza parte stessa. Alcuni link potrebbero indirizzare a siti esterni la cui Cookie Policy è differente da quella di Forlipedia. Puoi disabilitare i cookie dalle impostazioni del tuo browser.

Chiudi