LA BARBABIETOLA DA ZUCCHERO A FORLI’

Carri carichi di barbabietole trainati da buoi. Lo scarico nei “silos” dello stabilimento Eridania. Fotografia dei primi anni ’20 tratta da “Monografia Industriale di Forlì”. Raccolta privata.

Il ricordo della coltivazione della barbabietola è ancora vivo tra i forlivesi, come viva è la presenza del grande Zuccherificio Eridania, anche se ridotto ad un vuoto, splendido e pericolante contenitore di memoria a ridosso del centro storico.

I primi tentativi di adattamento delle barbabietole da zucchero nel territorio forlivese risalgono al 1898, ma la vera coltivazione ebbe inizio nel 1900 quando furono aperti i due grandi zuccherifici di Forlì e Cesena. I coloni forlivesi faticarono a rinunciare al granoturco, ma anno dopo anno la coltivazione della barbabietola conquistò sempre più terreno fino a conoscere, nel secondo decennio, un ingente e deciso sviluppo. Fu la spinta per ampliare i fabbricati, migliorare i macchinari e aumentare i posti di lavoro stagionali dell’importante stabilimento forlivese (vedi: L’Italia Agricola – Romagna Rurale. Anno 64 n.12 dicembre 1927)

La maggiore produzione di bietola sacrificò in modo determinante altre coltivazioni ed in particolare quella della canapa. La nuova coltura trovò nelle terre romagnole l’ambiente adatto alla produzione. Ne furono testimoni l’alto indice zuccherino e la quantità considerevole di prodotto. Si produceva esclusivamente per lo Zuccherificio Eridania.

Nonostante i rischi del mercato e gli alti e bassi della produzione, la barbabietola fu per molti decenni una pianta indispensabile all’economia agraria forlivese. I coloni, oltre a contare sul prodotto primario, che veniva venduto con buon profitto allo Zuccherificio, potevano contare sui cosiddetti cascami: foglie, colletti e polpe, che venivano impiegati per l’alimentazione del bestiame.

La facciata principale dello stabilimento Eridania. Fotografia databile anno 1900. Tratta da “Monografia Industriale di Forlì”. Raccolta privata.

Non certamente secondario era poi il lavoro nello Zuccherificio, sia stabile che stagionale. Durissimo per le condizioni e i lunghi turni: tanto da far indire scioperi già nel primo anno di apertura dello stabilimento.  Per la campagna saccarifera del 1924 – scrive Ettore Casadei nella “Monografia Industriale di Forlì” del 1926 – i forlivesi coltivarono 2900 ettari di terreno a barbabietola e consegnarono allo stabilimento 1 milione e 30 mila quintali di bietole. […] Lo zuccherificio produsse 120 mila quintali di zucchero […] Durante la lavorazione furono impiegati un massimo di 1040 fra operai e facchini.

L’egemonia della Barbabietola terminò con la chiusura dello Zuccherificio nel 1972. Scomparve così quell’odore dolciastro che accompagnava ogni anno i forlivesi nei periodi autunnali  e con esso le lunghe file dei rimorchi, carichi di radici zuccherine lungo la via Lughese, che attendevano di entrare nello stabilimento per scaricare nei “silos” il prodotto della terra. Un prodotto che avrebbe garantito un importante sostentamento alla famiglia rurale.

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