IL PIANO DI POLIZIA DEL COMUNE DI FORLI’ IN EPOCA REPUBBLICANA

Istituto Tecnico Tecnologico “G. Marconi”Classe 4 A elettrotecnica. Anno scolastico 2025/26
Laboratorio dedicato all’età napoleonica e alla nascita della moderna Amministrazione pubblica. Nell’ambito della venticinquesima “Settimana della didattica e dell’educazione al patrimonio in archivio. Quante storie nella Storia” promosso dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica dell’Emilia-Romagna, dalla Regione Emilia-Romagna e dall’Anai- Sezione Emilia-Romagna.
Compongono il progetto:
Gli studenti dell’ITT “G. Marconi” riscoprono il passato napoleonico
Il periodo napoleonico e la nascita della burocrazia moderna
La Società civile e le Istituzioni assistenziali nell’amministrazione napoleonica
Napoleone, l’efficienza burocratica per stabilizzare la società borghese
Napoleone, la quiete e il buon ordine
Il legame tra politica, cultura e società nel periodo napoleonico
14 luglio 1805, a Forlì si festeggia la ricorrenza della Rivoluzione francese
Il carnevale del 1813 a Forlì
Le feste venali a Forlì nel periodo napoleonico
17 ottobre 1814, Accademia Istrumentale al Teatro di Forlì’
Il Regolamento pel giuoco della Tombola dopo la Restaurazione
Dal 1809 alla progettazione digitale
Mongolfiere in volo a Forlì nel 1840
A processo nel 1812
Un’indagine del 1812
La schedatura in un documento del 1812
Il Piano di Polizia del Comune di Forlì in epoca repubblicana
La Commissione criminale napoleonica di alta Polizia
Un avviso di Restaurazione

ITT “G. Marconi” Forlì, prof.ssa Paola Bezzi
Archivio di Stato della provincia di Forlì Cesena, dott.ssa Paola Palmiotto

Di Andrea Mingozzi e Michelle Mingozzi

Il documento analizzato in Archivio di Stato rappresenta una testimonianza fondamentale di come la città sia stata minuziosamente riorganizzata a livello amministrativo e sociale durante il periodo della Repubblica Cisalpina alla fine del Settecento.

La Repubblica Cisalpina. Incisione, XVIII. Raccolta privata.

Già dall’intestazione si capisce il clima politico dell’epoca perché risaltano le parole chiave Libertà, Fratellanza e Uguaglianza, che ricalcavano i valori portati in Italia dalle campagne napoleoniche dopo la Rivoluzione Francese. Questo Piano di Polizia non serviva solo a gestire la criminalità comune ma era un vero e proprio strumento per costruire e difendere il nuovo ordine repubblicano contro chi voleva il ritorno al passato. Il testo stabiliva la creazione di una Commissione di Polizia formata da tre cittadini che dovevano avere un requisito fondamentale, ovvero un deciso patriottismo, poiché l’Amministrazione non poteva rischiare di dare potere a persone non fedeli alla Repubblica.

Entrando nel merito delle mansioni si nota come la polizia di allora avesse compiti molto più ampi rispetto a quella moderna: infatti, si occupava di tutto ciò che riguardava la vita pubblica, compreso il controllo dei prezzi sui mercati per garantire la pubblica abbondanza e la sorveglianza igienica. Un punto molto interessante concerne il controllo sociale nei luoghi di ritrovo come i caffè, i teatri e le osterie, che erano visti come posti potenzialmente pericolosi. In questi luoghi era vietato il gioco d’azzardo ma soprattutto si cercava di impedire che le persone si riunissero di notte per complottare contro lo Stato. Il documento cita esplicitamente la necessità di sorvegliare gli Aristocratici e i Realisti, che erano considerati i nemici giurati della Repubblica e venivano tenuti d’occhio attraverso una rete di informatori e ispettori pronti a segnalare chiunque non avesse una buona reputazione politica.

Anche la gestione dei flussi di persone era molto rigida perché si voleva impedire l’ingresso in città di vagabondi o persone sospette che avrebbero potuto turbare la quiete pubblica. La Commissione aveva infatti il compito di collaborare con la Gendarmeria per arrestare i perturbatori e portarli davanti ai tribunali criminali, dimostrando l’esistenza di una struttura burocratica già molto organizzata. In conclusione, questo documento ci permette di capire che la polizia a Forlì in quel periodo non era solo un corpo di sicurezza ma un mezzo di controllo politico e morale.

Il linguaggio usato è pieno di termini come buon costume e pubblica tranquillità, che riflettevano la volontà di creare una società disciplinata e sicura dove ogni cittadino doveva sentirsi parte della nuova Repubblica. Leggendo queste pagine si percepisce chiaramente la tensione di un momento storico di passaggio in cui il controllo della città era fondamentale per garantire la sopravvivenza dei nuovi ideali rivoluzionari contro le minacce reazionarie interne.

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