Gino Mandolesi nacque a Forlì il 19 giugno del 1915. Dopo alcuni anni passati nel collegio Dalle Vacche di corso Diaz, venne avviato giovanissimo come apprendista alla Società Industrie Fotografiche. Qui conobbe il pittore Maceo Casadei (1899-1992), attivo pure nel campo del ritocco fotografico, dal quale apprese i primi rudimenti in campo artistico. Mandolesi continuò a frequentare Maceo e a far pratica come pittore fino al 1934, data in cui il maestro si trasferì a Roma in seguito all’assunzione presso l’Istituto Nazionale Luce. Quattro anni più tardi, per intercessione dello stesso Casadei, anche il giovane Mandolesi riuscì ad impiegarsi presso l’Istituto Luce con la qualifica di ritoccatore. Nella capitale, Maceo Casadei e Gino Mandolesi dedicarono il tempo libero dal lavoro all’esercizio della pittura “dal vero”. Del soggiorno romano di Mandolesi, prolungatosi fino alla partenza per l’Africa, non restano però che rare tracce di contatti con altri artisti (Sante Monachesi, che divideva lo studio con Maceo e Giovanni Consolazione, suo collega al “Luce”) e di alcune presenze a mostre e rassegne d’arte.

Dopo il ritorno nel 1946 a Forlì espose in una collettiva assieme ad altri artisti. Tra il 1948 ed il 1949 partecipò alla I Mostra interprovinciale d’arte dell’Emilia-Romagna di Bologna, alla II Mostra provinciale di Forlì ed alla II Mostra Nazionale del Disegno e dell’Incisione moderna di Reggio Emilia. Nel 1950 fu presente alla III Mostra sindacale emiliana d’arte di Bologna, mentre nel 1951 espose con successo alla I Biennale Romagnola d’Arte Contemporanea di Forlì. Negli anni successivi sono frequenti le mostre assieme ad altri artisti attivi in città come Maceo Casadei, Leonida Brunetti, Giorgio Spada, Alberto Pacciani. Mandolesi svolse una pittura che, come quella del maestro Maceo Casadei, solidamente ancorata alla tradizione figurativa ottocentesca, scaturiva da una delicata vena poetica. I suoi paesaggi, come pure le nature morte, sono connotati da una stesura pittorica lieve, graduata da equilibrati effetti cromatici.
Nel 1956 venne dedicata all’artista, prematuramente scomparso l’anno prima, una grande mostra retrospettiva promossa dal Comune di Forlì. Lo stesso avvenne nel 1985, nel trentennale della morte, a cura dell’Associazione Culturale Melozzo con un’esposizione di opere provenienti da collezioni private e da enti pubblici. Nell’occasione fu predisposto un catalogo a cura di Giorgio Liverani, Fanny Monti, Virginio Pasini, Rosanna Ricci, Lucio Scotto, Giorgio Spada e Giordano Viroli. In tempi più recenti (2015) opere di Mandolesi sono state esposte a Palazzo Romagnoli nella mostra curata da Flora Fiorni e Orlando Piraccini. La sua figura e la sua pittura sono stati inoltre al centro degli interventi di Alessandra Righini, storica dell’arte, e di Gabriele Zelli, cultore di storia locale, durante l’incontro del 6 dicembre 2025, promosso dal Comitato di Quartiere Campo di Marte – Benefattori – Spazzoli e dal Comune di Forlì, in occasione del settantesimo anniversario della morte.
A Mandolesi è intitolato il parco pubblico che si estende fra le “Case Fanfani” del Quartiere Benefattori.

