TELEMARKET BASKET FORLI’, QUANDO NON C’E’ VITTORIA NON C’E’ FEELING

di Marino Mambelli

Libertas Telemarket Basket Forlì stagione 92/93. Da sinistra in piedi: Ceccarelli, Mazzoni, Vecchiato, Lock, Dawkins, Cessel, Rossi, Di Santo. Seduti: Casadei, Giovannetti (assistente), Pasini (allenatore), Santarelli (assistente), Bonaccorsi. Archivio Forlipedia.

Nella lunga e importante storia della Libertas Pallacanestro Forlì ci sono stati momenti di grade feeling col pubblico e altri decisamente più critici. Il breve periodo della gestione Telemarket, e quindi del patron Giorgio Corbelli, fu uno di quelli più sfortunati. L’impegno economico dell’imprenditore romagnolo fu considerevole. Ingaggiò giocatori costosi, spostò la sede della società in locali prestigiosi nelle vicinanze del Palasport, curò con attenzione l’immagine del gruppo, fece realizzare un giornale dedicato e riuscì addirittura a farsi ospitare da “La Domenica Sportiva” la trasmissione sportiva più famosa della Rai. Ma le speranze di essere promossi in A1 non trovarono soddisfazione. La delusione della dirigenza e quella del pubblico si sommarono facendo segnare un record negativo per il Palafiera: il minor numero di paganti.

La Telemarchet Basket Forlì ospite a La Domenica Sportiva, la trasmissione sportiva più famosa della Rai, nella stagione 1992/93. Raccolta Santarelli.

Due furono le stagioni in A2 con i colori bianco verdi: 1992/93 e 93/94. La storia in breve. Il presidente Achille Galassi, al termine del campionato 91/92, dopo la retrocessione in A2, e dopo anni di sacrifici, sofferenze, contestazioni, successi, promozioni e campionati di A1 dichiarò: Devo vendere la società. Il basket di Forlì merita di vivere. Ed ecco arrivare con grandi propositi Giorgio Corbelli, o meglio Paperon Corbelli, come lo definiva la rivista Superbasket. Corbelli era il proprietario di Telemarket, la TV privata che vendeva quadri, tappeti, gioielli e antiquariato. L’emittente chiuderà i battenti nel 2014 dopo oltre 30 anni d’intensa attività. Con l’avvicendamento dirigenziale faranno le valige un bel po’ di beniamini del Palafiera. Ne citiamo alcuni: Bonamico, Corzine, Fumagalli, McAdoo, Mentasti. Rimasero Ceccarelli e Di Santo e arrivano: Bonaccorsi, Cessel, Mazzoni, Rossi e Vecchiato. Ricordavate Vecchiato a Forlì? Due anni da sparring partner dei lunghi al termine di una carriera straordinaria: argento alle Olimpiadi di Mosca nell’80 e oro a Nantes agli europei dell’83.

Gli stranieri erano super. Si tratta di Rob (Robert) Lock (18 punti e 15 rimbalzi a gara) e la stella Nba Darryl Davkins (18 punti e 10 rimbalzi). Saranno in grado di garantire spettacolo. Ma saranno anche un problema tecnico per Piero Pasini. L’allenatore forlivese dovette fare i conti con due pivot: due centri, due 5, insomma due lunghi di ruolo che avrebbero gradito l’intera area a propria disposizione. Le loro schiacciate entusiasmarono il pubblico, ma i risultati della squadra no. Al Palafiera non mancarono certo i fischi e le contestazioni e il presidente Corbelli la sparò brutta: Non sono più contento di essere il presidente di questa squadra, di questa città, anzi me ne vergogno.

Darryl Dawkins, stella della Nba, testimonial su un pannello promozionale. Archivio Forlipedia.

Nella seconda stagione a marchio Telemarket arrivarono: Zatti, Sabbia, Monzecchi e Capone. Se ne andarono: Cessel, Bonaccorsi, Ceccarelli e Rossi. Rimase Dawkyns e al posto di Look arrivò Johnny Rogers un’ala alta che produrrà 21 punti a gara e catturerà 8 rimbalzi. Il presidente designato fu Roberto Rozzi. Ma le cose ancora non andarono. Ci fu il congelamento di una parte degli stipendi e Piero Pasini venne sostituito da un Piero Millina che non era certo il grande nome. Ai tifosi la cosa non piacque. E Pasini chiese esplicitamente di non inserire i ringraziamenti nel comunicato stampa di risoluzione del contratto. Sempre pragmatico il “Topone” (soprannome di Pasini) spiegò: E’ una presa in giro, e io non volevo essere preso in giro. Un allenatore o non merita ringraziamenti o va tenuto.

Poi Corbelli dichiarò: Non posso garantire che il prossimo anno sarò ancora i proprietario di Forlì. Di certo non mi diverte più fare la A2. Il pubblico manifestò tutta la delusione verso la squadra e la diffidenza nei confronti della società. Tra la dirigenza biancoverde e i baskettari forlivesi non ci fu feeling. Certe volte capita. Capita e basta. Quasi sempre, però, sono i risultati sportivi a fare la differenza, ad agevolare la tregua tra le parti. E’ un po’ come dire: tifo la mia squadra solo quando vince. E’ così. In una partita di play off di quel 93/94 il Palafiera contò il minimo storico di paganti: 146.

L’anno successivo Corbelli scambierà Forlì con Roma di Angelo Rovati. E alla prima stagione, con una grande squadra, Forlì tornò in A1. Ma questa è un’altra storia. Una vicenda che la memoria dei tifosi colloca in prima fila nelle poltroncine del parterre. Forse perché la squadra vinse? Senza forse. Quando c’è vittoria c’è feeling. Sempre.

Bibliografia:
Marino Mambelli. Libertas Pallacanestro Forlì. I numeri, le storie, i personaggi che hanno fatto grande una città. Editrice La Mandragora. Imola 1996.
Superbasket, 1992.
Il Resto del Carlino, 1993 – 1994
Telemarket Time, 10 11 1993

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