MALGUAIA (VIA)

di Marino Mambelli

Malguaia è un toponimo dalla grande anima popolare. Affascinante, divertente e ricco di incognite, La somma di “male e guaio” lascia presagire qualcosa di arcano e pericoloso. I registri toponomastici spiegano che il nome fu attribuito alla via nell’anno 1964 sostituendo un più generico strada comunale trasversale di Collina con quella che era la denominazione di un fondo del luogo. Fu una dimostrazione di grande sensibilità della commissione toponomastica di allora che garantì il ricordo di un toponimo locale altrimenti destinato all’oblio.

Il “prefisso” mal-mala è molto frequente in Italia. Qualche esempio: Malacqua (Lucca), Malerba (Grosseto), Malborghetto (Firenze), Malanotte (Teramo), Malsicura (Imola). Bellissimo Malentrata (Treviso) che potrebbe derivare dalla cattiva rendita di un bene fondiario. Questi e altri toponimi simili sono accumunati dal latino malus, col significato di cattivo, sgradevole. Ostile.

E’ la corruzione di un idronimo (nome di un corso d’acqua) del luogo a indicare la soluzione del nostro Malguaia? Appartiene a un antico scolo che scorre fino ai piedi di Collina per poi attraversare via Monda. Si tratta di un canale ancora oggi esistente anche se con un tracciato variamente modificato: il cosiddetto Rio di Malguazza.
Il dialetto romagnolo ci propone il termine guazza per indicare una copiosa rugiada e guaz per individuare uno stagno. Siamo di fronte ad un canale a frequente esondazione? Ad acqua che rende scivoloso il pascolo su quei primi pendii collinari? Poco più in là, subendo una facile modifica, lo scolo assume il nome di Rio della Malguaja. Malguaia come corruzione di Malguazza o entrambi derivati da un’origine comune? Li prendiamo in esame assieme.

Anche nel territorio di Forlì qualcuno lesse nell’antico termine Mal (che andremo ad esaminare tra poco) qualcosa di insidioso. Di portatore di guai. Ed ecco, agevolato da un qualsiasi evento sfortunato, nascere popolarmente il “rafforzativo” Mal+guaia per un nome che rimarrà impresso alla località. Successivamente andrà ad indicare una casa e un podere ubicati ai piedi del piccolo monte che ospita la chiesa di Collina, ai margini della grande pianura forlivese. La testimonianza grafica è documentata dalle mappe ottocentesche.

Abbiamo voluto specificare: ai piedi del piccolo monte, per introdurre un percorso di ricerca che ci porterà ancor più indietro nel tempo. L’idronimo Malguazza ha un’origine che non attiene alla situazione ostile del latino malus. Abbiamo esempi nei toponimi Malavolta (colle a Treviso), Colle Malanotte nel torinese, Malasalita a Siena. Di cosa parliamo? Di una montagna, un rilievo che caratterizza un luogo. L’aneddoto legato alla nascita del toponimo Benevento chiarisce le idee più di ogni spiegazione. Attorno al 300 avanti Cristo i Romani conquistarono una città dell’odierna Campania dal nome sinistro: Maleuentum. I conquistatori non si posero troppo il problema, in fondo a subirne la sfortuna furono proprio gli abitanti sottomessi. Ma quando nel 268 fu istituita ufficialmente la colonia romana, quel nome parve di cattivo auspicio, di conseguenza fu sostituito con una denominazione il cui augurio era di tutt’altra natura: Beneuentum. I potenti colonizzatori sapevano che il vecchio toponimo dava al luogo il significato di città montagnosa, ma la somiglianza con il terribile termine latino malus li intimorì fortemente. Mal, infatti, è da confrontare con l’albanese mal = monte e il romeno mal sponda che caratterizzano molte località italiane su promontori.

E’ fortemente significativo che sulle ottocentesche mappe Gregoriane del territorio forlivese si legga Monte di Collina per indicare il rilievo che si erge sul bellissimo panorama romagnolo. E’ il monte su cui si estende la località Collina, una frazione che già nel proprio nome porta un oronimo (il nome di una montagna: Collina). Quel promontorio in antichità ricoprì un ruolo importante per l’avvistamento e la difesa.

Abbiamo quindi il monte = mal che funge da “malefico” prefisso al quale può essere aggiunto popolarmente ogni riferimento ai luoghi, alla superstizione o anche allo scherzo. Che sia acqua come a Lucca, erba come a Grosseto o notte come a Teramo, il nome assume comunque un significato ostile. A Forlì ci sono i “guai” a rafforzare un toponimo che lascia presagire qualcosa di pericoloso per quanti percorrano la strada più misteriosa e simpatica di Forlì: la Malguaia.

I primi rilevi del territorio forlivese verso Meldola visti dalla via Malguaia. Foto Forlipedia 2021.

Bibliografia:
Giovan Battista Pelligrini. Toponomastica italiana. Hoepli. Milano 1990.
Marino Mambelli. Per strada. Appunti di toponomastica forlivese. Società editrice Il Ponte Vecchio. Cesena, 2004.
Antonio Polloni. Toponomastica Romagnola. Leo S. Olschki Editore. Firenze, 2002.

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