
Sotto l’androne d’ingresso al palazzo comunale è presente una lapide marmorea dedicata alla memoria dei cittadini Forlivesi morti durante la colonizzazione dell’Africa nel XIX secolo.
Dogali, 26 gennaio 1887: Giovanni Albonetti, Gaetano Bedei, Vincenzo Brasini, Ermenegildo Siboni.
Adua, 1 marzo 1896: Ettore Ardisson, Manin Cheli, Giovanni Fantinelli, Giuseppe Masoni, Cesare Pondi, Alfredo Prandi, Giovanni Pirazini, Luigi Tassinari, Giuseppe Zoffili.
Alcuni di questi ultimi non erano originari di Forlì, ma vivevano nella zona o vi si trovavano temporaneamente. Non è indicata la data di installazione della lapide.
La battaglia di Dogali ebbe luogo nel gennaio 1887 durante l’invasione italiana dell’Eritrea. Migliaia di abissini, impegnati a difendere la propria terra, attaccarono una colonna di circa 500 soldati italiani incaricata di trasportare rifornimenti e rinforzi a un avamposto militare. Dopo ore di intensi combattimenti gli etiopi vinsero la battaglia. Morirono più di 400 italiani. Tra gli abissini si contarono oltre 1.000 vittime.
Tra i caduti vi furono quattro forlivesi, ancora oggi commemorati dalla lapide. A tutti e quattro fu conferita la Medaglia d’argento al valor militare per l’alto valore dimostrato.
In seguito, tre strade furono intitolate rispettivamente a Brasini, Albonetti e Bedei.
Tra i pochi sopravvissuti (probabilmente 80) ci fu un militare di Forlì: Luigi Zoli. Morì nel 1956 ed era noto come l’ultimo di Dogali.
La battaglia di Adua ebbe luogo il 1 marzo 1896.
Ventimila soldati italiani si trovarono ad affrontare oltre 100.000 abissini. La battaglia, vinta in modo decisivo dalle forze locali, segnò la fine delle ambizioni coloniali italiane nel Corno d’Africa nel XIX secolo.
Tra le vittime italiane vi furono gli uomini di Forlì ricordati dalla lapide.
La battaglia è considerata un potente simbolo del sacrificio dell’Africa nella resistenza alle invasioni occidentali, non soltanto italiane. Nel 2024, ad Addis Abeba è stato inaugurato un monumento commemorativo dedicato alla battaglia, concepito al contempo come monito e spunto di riflessione per il futuro.
