
La Giornata della Memoria 2026 ha donato alla città di Forlì un grande orgoglio. Il 27 gennaio gli alunni della classe 2^A, della Scuola Primaria Dante Alighieri di Forlì, sono stati premiati in Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica e delle alte cariche dello Stato. La classe è risultata vincitrice, nel proprio ordine di scuola, del Concorso Nazionale I Giovani ricordano la Shoah con l’albo illustrato pop up dal titolo: Camelia e la casa dei ricordi. La famiglia Matatia di Forlì. Sara Alessandro è la docente ideatrice del progetto e questi sono i protagonisti della bellissima impresa: Abouagour Marim Abdelhamid Ab, Aguschi Dijar, Anouwa Nsitchoup Wobong Shane, Ascione Lorenzo, Banse Ayman, Baronio Cristian, Barra Moussa, Cannizzo Raffaele, Dera Soukeina, Garnero Gianni, Haj Anes, Hajji Nour, Kobeszko Michalina, Lin Mingyi, Marinova Tanya Maria, Ouennas Narijss, Palm De Los Santos Alexander, Saidi Anas, Sankaya Rashid, Ugochukwu Chimnemerem Crystal, Zaidi Amjad, Zheng Xinton. Per ritirare il premio, consistente in una targa ed in una pergamena, si è recata a Roma una delegazione composta dalla docente Sara Alessandro, dalla preside Concetta Vannella, dalla vicepreside Elisabetta Ghirelli e da 5 alunni.
L’elaborato grafico-pittorico realizzato, ripercorre i fatti che hanno coinvolto la famiglia ebrea dei Matatia ed in modo particolare, quelli riguardanti la figlia adolescente Camelia. Gli alunni hanno illustrato ciò che è accaduto alla protagonista, ed i disegni, resi pop up, sono stati posizionati all’interno delle pagine colorate dell’albo, ciascuna avente uno sfondo diverso. Nell’albo è proprio Camelia a raccontare in prima persona ciò che lei e tutti i componenti della sua famiglia hanno vissuto subito dopo la promulgazione delle leggi razziali in Italia.
Tra il 1940 ed il 1943, i Matatia dall’essere persone agiate e con amicizie altolocate, si trasformano negli INVISIBILI – come racconta Camelia – marchiati a vita da un’onta che nemmeno la scolorina del tempo potrà mai cancellare. Camelia, come anche il fratello Roberto, saranno costretti ad abbandonare la scuola, gli amici le case di Forlì e di Riccione, e trasferirsi con la famiglia, prima a Bologna poi a Savigno. Dopo l’espulsione del padre dall’Italia, Camelia prenderà su di sé la responsabilità della madre malata e dei fratelli rimasti e, dopo il successivo ritorno del padre in clandestinità, vivrà il dolore della deportazione ad Auschwitz di sé stessa e di tutti i suoi cari. Solo Nino, il fratello maggiore farà successivamente ritorno.

Considerata la tenera età degli alunni, si è posta grande attenzione nell’evitare il racconto e l’illustrazione dei fatti più crudi. Camelia infatti, viene descritta come una giovane adolescente, piena di sogni, di aspirazioni che vive e che vorrebbe continuare a vivere come i ragazzi della sua età.
Le pagine finali dell’elaborato sono dedicate alla MEMORIA di ciò che è stato ed al fatto di quanto sia importante conservare vivido il ricordo, per non commettere più gli stessi errori e perché quello che è passato non deve più accadere. In una delle ultime pagine, ogni alunno ha infine scritto un pensiero a Camelia, raccontandole ciò lei non ha mai potuto vedere e come siano cambiate le cose nel nostro tempo, rispetto a quello in cui lei ha vissuto.
